Corso di “Esercizi Spirituali” per Camilliani

Domenica 4 settembre 2011, P. Laurent Zoungrana, Superiore della Comunità dello Studentato Camilliano di Roma con i chierici Umberto D’Angelo, Germano Santone, Antonio Zinni, Antonio Saccomanno e Michelangelo Alemagna si sono recati in località Mottinello di Rossano Veneto in provincia di Vicenza per un corso di esercizi spirituali organizzato dal “Centro Camilliano di Formazione” della Provincia Lombardo-Veneta. Alla comunità si è unito il diocesano Don Luigi Marini amante della spiritualità camilliana e perché no, auguriamoci anche prossimo candidato.

Dopo aver fatto visita alla Basilica di Sant’Antonio da Padova, e sostato in preghiera sulla tomba del Santo Taumaturgo affidandogli il buon esito delle giornate spirituali, la Comunità dello Studentato camilliano romano è giunta nel pomeriggio in località Mottinello. Aperto a tutti i religiosi delle Provincie Lombardo-Veneta, Piemontese, Romana e Siculo-Napoletana, il corso di esercizi spirituali si è svolto all’interno della residenza monumentale di Villa Comello, gestita dai Religiosi Camilliani, situata in frazione di Mottinello Nuovo comune di Rossano Veneto.

 

Il corso di esercizi è stato tenuto da Fr. Gregorio Di Lauro della Provincia del Salento dei Frati Minori sul tema: “Pregare per vivere di Dio”. Vengono riportati qui di seguito, con termini più semplici possibili e compatibilmente con la necessità di non scrivere inesattezze, le nozioni che il religioso francescano ha esaustivamente utilizzato per meglio comprendere il senso e quali sono gli strumenti della preghiera. «Esercizio spirituale significa che noi uomini siamo in ricerca, è un momento salvifico. Esercizio spirituale è uno strumento per poter entrare nel nostro deserto, ascoltare dentro la nostra anima. L’ascolto è silenzio. Il silenzio non è mutismo.

Il silenzio è mariano. La Madonna meditava nel suo cuore, ascoltava e interiorizzava. Dio chiede sempre la nostra collaborazione. Dobbiamo avere fiducia che noi non siamo mai soli ma con noi c'è sempre Dio, sia in vita che dopo. Nella preghiera chiediamo a Dio di fare la sua volontà. È bello quando il sacerdote dice: "questo è il mio corpo…". Anche noi dobbiamo dire: Signore questo è il nostro corpo. Non si può pregare Dio e infangare l'altro. Il fariseo non si confronta con Dio ma con l'altro.

La vana gloria, la perversione e il disordine vanno di pari passo. Tutto il loro interesse è rivolto a se stessi. Qui la preghiera è atea. Dio non serve, e l’uomo è talmente pieno di se che sembra che presenti il conto a Dio. Il fariseo si sente perfetto e non bisognoso di Dio. Il fariseo dimostra di non avere nulla da imparare. Il fariseo è un perenne narciso. Tra caino e narciso è preferibile caino il quale espia la colpa mentre narciso non fa altro che adorare se stesso. Chi segue narciso rischia di diventare inconvertibile. Ci si chiude in se stessi. Il pubblicano invece si apre a un Dio che è più grande del suo peccato, riconosce che ha bisogno della Misericordia di Dio e ad essa si apre». Non si prega per ricevere ma per essere trasformati.

Il viaggio intrapreso da ciascun religioso per vivere e condividere questi momenti di intensa spiritualità vuole essere la testimonianza di chi vuole camminare con Dio per essere da Lui trasfigurato e vivere con zelo apostolico il proprio carisma. Il nostro cammino di preghiera ha come obiettivo di avere il cuore di Dio. San Paolo ci ricorda di “rivestirci dei sentimenti di Dio”.

Gli esercizi hanno avuto inizio alle 20:30 circa di Domenica 4 Settembre e sono terminati con il pranzo di Venerdì 9 Settembre. (Ch. Tony Zinni)