Nanorò 2002

Popolazione, cultura, territorio...

di P. Renato Di Menna
Camilliano

 

Nanorò è una cittadina bourkinabé situata a circa 80 km a nord di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Il suo contesto immediato è la Provincia del "Boulkiendé" ove coesiste, con cittadine capoluogo di simile importanza come "Kindi" e "Imasgo" e, soprattutto, con Koudougou, una delle più importanti città del Burkina Faso.

Per maggiore precisione sottolineo che nel Burkina Faso alla parola "Provincia" viene attribuito il significato che noi diamo al termine "Regione". Il Burkina Faso è suddiviso in una trentina Province. Ho chiamato Nanorò "cittadina" perché essa è capoluogo di 14 villaggi ed ha caratteristiche che la diversificano dagli altri villaggi. Mentre, come gli altri villaggi della savana, è costituito da un certo numero di abitazioni, ognuna circondata da un terreno, così che le abitazioni sono distanti una dall’altra un centinaio di metri, Nanorò ha, inoltre, alcune strutture per i servizi comuni: un collegio statale, la scuola di economia domestica e l’asilo delle Suore Apostole del Sacro Cuore, la struttura parrocchiale con le sale di catechismo, la scuola di agricoltura e allevamento dei Fratelli della Sacra Famiglia e il nostro "Centro Medico". A Nanorò risiedono anche un Prefetto governativo e il gran capo tradizionale di tutta la zona territoriale. Aggiungo che in questi ultimi anni, il territorio di Nanorò è stato lottizzato e perciò, molto facilmente, nei prossimi anni si svilupperà come una città divisa in quartieri.

Quando noi siamo arrivati nel Burkina Faso, Nanorò e i suoi villaggi dipendenti costituivano ancora una zona in gran parte paludosa che per diversi mesi dell’anno, particolarmente durante il periodo della pioggia, rimaneva isolata completamente dalle altre province burkinabé. La situazione è cambiata radicalmente quando i Fratelli della Sacra Famiglia decisero di farne un luogo delle loro attività missionarie e sociali, mediante lo sviluppo agricolo della zona. Essi, allora con l’aiuto del Governo Italiano, di tecnici e volontari anch’essi italiani, realizzarono una pista lunga 35 km che collegandosi alla strada asfaltata che conduce da Ouagadougou a Ouahigouya, all’altezza di Boussé (45 Km da Ouagadougou), conducesse fino a Nanorò. Questa pista solida quanto una strada asfaltata, elevando il livello degli avvallamenti del terreno, servì da diga alle acque piovane che ristagnavano nelle superficie basse e, allo stesso tempo realizzò una strada sempre percorribile da Ouaga a Nanorò, anche nel tempo delle piogge. Facilitò inoltre la comunicazione tra villaggi della zona.

Per questa via la distanza da Ouagadougou a Nonorò è di 80 km: 45 km di strada asfaltata tra Ouagadougou e Boussè e 35 di pista verso occidente tra Boussé e Nanorò. I villaggi dipendenti da Nanorò sono situati nella zona percorsa da questa pista.

Per arrivare a Nanorò da Ouagadougou esiste anche una strada che passa per Koudogou, ma questa non è praticabile nel tempo della pioggia, perché tra Koudougou e Nanorò, in tale periodo, non esiste una pista praticabile con mezzi di trasporto.

Per quanto riguarda la nostra Missione a Nanorò sarebbe opportuno conoscere l’organizzazione sanitaria burkinabé per averne un’idea. Per sintetizzare rappresento tale organizzazione ad immagine di una piramide, di cui la base è costituita dai dispensari dei diversi villaggi e il vertice dai due o tre ospedali nazionali. Il principio che vige è che ognuno sia curato nel luogo dove si trova e soltanto in caso di non competenza si passi ad una struttura superiore. I distretti sanitari sono situati immediatamente avanti agli ospedali nazionali. I distretti devono essere forniti da diversi servizi tra i quali emergono la struttura di maternità, un servizio di prevenzione a cura per i bambini e le mamme incinte e una cosiddetta "antenna chirurgica" per le urgenze (particolarmente per cesarei, appendiciti ed ernie).

Nella provincia del Boulkiendé, il governo ha eretto due distretti sanitari, uno con sede a Koudougou e l’altro nel nostro Centro Sanitario di Nanorò. A questo centro, in quanto sede del distretto fanno riferimento 134.000 abitanti, in quanto centro medico singolo la sua area sanitaria si estende a 6 villaggi con un totale di 12.000 abitanti.

 


NANORO: la scommessa

intervista a P. Salvatore Pignatelli
missionario camilliano in Burkina Faso

di P. Giovanni Aquaro.

 

 

"Il secolo e il millennio che si avviano dovranno ancora vedere, ed anzi è auspicabile che lo vedano con forza maggiore, a quale grado di dedizione sappia arrivare la carità verso i più poveri".

"E’ l’ora di una nuova "fantasia della carità", che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione" (NMI, 49-50).

Sono due "input" di Giovanni Paolo II, all’inizio del terzo millennio, che sintetizzano l’invito a "vivere con passione il presente e ad aprirsi con fiducia al futuro" .

Approfittando del passaggio in Italia del P. Salvatore Pignatelli, direttore del Centro medico S. Camillo di Ouagadougou, gli abbiamo rivolto alcune domande per aggiornarci sulla nuova postazione sanitaria camilliana nella brousse che, inaugurata nel gennaio 2002, sta per partire con una equipe ONG ben attrezzata: chirurghi, anestesista e strumentista.

Dunque P. Salvatore "il futuro è Nanoro" è arrivato.

Sì è così. Ho a mente l’articolo della Sfondrini su Missione Salute. Sono passati alcuni anni e qualche tassello in più è stato aggiunto. L’inaugurazione ufficiale è già avvenuta, come detto, e nel gennaio del 2003 l’equipe chirurgica sarà al lavoro.

Quando avete incominciato a pensare di venire da queste parti ?

Siamo nel lontano 1989 e precisamente in dicembre, quando si tenne una assemblea generale di tutti i religiosi della delegazione, che restò famosa perché in quell’occasione furono prese delle decisioni programmatiche che avrebbero dato una svolta decisiva allo sviluppo della missione. Ero delegato, il P. Rapposelli, provinciale, e il P.Brusco al suo primo anno di Superiore Generale.

Quanto ha influito in tutto questo il vento conciliare e la spinta di rinnovamento voluto dall’Istituto ?

Sicuramente ci siamo lasciati interrogare. "Le gioie, le speranze, le angosce degli uomini"....ci interpellano. Sempre. Con la revisione e rifondazione della Costituzione, approvata appena due anni prima di quel 1989, tutto l’Istituto ha intrapreso un cammino di assimilazione dei nuovi contenuti, con una particolare attenzione alla sua missione: "solleciti verso i poveri" .

"Verso i poveri e il terzo mondo", è stato il tema di un Capitolo Generale.

Proprio nel 1989 si è celebrato il Capitolo Generale, un’assise importante per la vita dell’Ordine perché in quella sede si operano verifiche ed elaborano progetti per l’avvenire. Ho avuto l’opportunità di prendervi parte. "Verso i poveri e il terzo mondo" è stato, è e sarà un riferimento costante per il camilliano di tutti i tempi: "il nostro Ordine dedica di preferenza le proprie attività agli infermi.... ed è sollecito a rispondere ai loro bisogni"

Quali indicazioni di quel Capitolo vi hanno sollecitato di più ?

Pensando al ritornello di una nota canzone italiana: "si può dare di più", direi "si può pensare di più". Bisogna riconoscere che siamo più "affannati" a fare e meno "educati" a pensare. Curare le ferite, dar da mangiare agli affamati, dispensare i misteri di Dio è una modalità privilegiata di presenza tra gli uomini della Chiesa e del nostro Ordine. Ma -di qui il pensare di più- esiste anche un altro modo più profetico che mira al cambiamento personale e comunitario, delle strutture e al coinvolgimento delle persone alle quali quella presenza è offerta. Intendo dire che "il pensare di più" comporta e racchiude un fascio di atteggiamenti quali "il saper ascoltare", "il lasciarsi interrogare", "il saper coinvolgere", "il lasciar parlare i poveri" (Giovanni Paolo II), che indirizzano verso il discernimento, stile, questo, che purifica "il camminare con gli uomini ". Un secondo punto, l’invito a proiettarsi con fiducia verso il futuro di Dio e dei malati. In altre parole disponibilità ad accogliere la volontà di Dio, responsabilità , come ministri degli infermi, nel servire i fratelli.

Insomma una "attenzione a tutto campo". Una solida comunione per una autentica missione.

E’ nostra consuetudine programmare comunitariamente tutte le scelte di evangelizzazione e di carità. Uno dei punti trattati nell’assemblea generale, di cui sopra, alla quale presero parte anche i superiori maggiori, fu la necessità di dover uscire da Ouagadougou e cercare di fondare una comunità fuori della capitale. Ma non per desiderio di espansionismo o di proselitismo.

Ansia apostolica ?

Direi per una esigenza missionaria: "la Chiesa è per sua natura missionaria" . L’annuncio evangelico richiede di farsi pellegrino accanto all’uomo. Per noi camilliani " curare i malati" è una forma tutta speciale di annunciare il Regno.

Sollecitudine, slancio, attitudini per gli "addetti ai lavori".

No. Tutti della Famiglia Camilliana, religiosi e laici, siamo chiamati a fare coraggiosamente la propria parte. E’ il sentire della Chiesa, è l’eredità del Fondatore S. Camillo, è il dettato della Costituzione che ci invitano a privilegiare scelte preferenziali per i poveri.

Si dice che l’ottimismo è la fede delle rivoluzioni. L’entusiasmo infiamma, la carenza di religiosi ridimensiona.

Malgrado la penuria di persone, con il solo P. Eligio disponibile, liberato nel frattempo dal servizio di cappellania dell’ospedale, affidata questa al P. Francois Sedgo, di ritorno dall’Italia diplomato infermiere e licenziato in pastorale sanitaria, si decise all’unanimità di creare una struttura sanitaria in una zona di campagna che ne fosse sprovvista per dare una testimonianza di amore ai più poveri in sintonia con le indicazioni del capitolo generale.

A partire dal Concilio, quindi con la Populorum progressio , e poi ancora Puebla, Sollicutudo rei socialis, la Chiesa ha ripetutamente insistito che " i poveri meritano un’attenzione preferenziale, qualunque sia la condizione sociale o personale in cui si trovano" . Quanto questa affermazione ha condizionato l’orientamento per un luogo o l’altro nella foresta di culti e credenze ?

L’attività missionaria, di cui quella caritativa è fonte e criterio, ha come unico fine servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio che si è manifestato in Cristo Gesù: "la missione non coarta la libertà, ma piuttosto la favorisce; la Chiesa propone, non impone". Secondariamente siamo stati educati a "non rigettare nulla di quanto di vero e di santo c’è nelle altre religioni. Tutte riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini" . (Vat.II) Pertanto terminata l’assemblea generale, durante la quale mi venne affidato il compito di sondare il terreno, cominciai a contattare i vescovi di altre diocesi con una lista di priorità. La prima era quella di Dedougou a cui apparteneva il P. Toé Alessandro, giovane religioso morto santamente a Roma in dicembre 1996.

Dedougou è verso il nord, un pò lontano, altra lingua.

Sì. Anche se in effetti fu quella diocesi che mi apprestavo a contattare quando fui chiamato dal provinciale dei Fratelli della S. Famiglia. Questi sono dei religiosi tutti fratelli. In Burkina da più di quarant’anni, si occupano di catechesi e di educazione dei giovani. Hanno fondato a Nanoro una comunità impegnata nello sviluppo agricolo: una fattoria con allevamenti di bestiame, polli, conigli ed anche una scuola agraria. Nell’ambito dello sviluppo del paese i fratelli, con i fondi di una donazione, costruirono un dispensario ed una maternità fin dal 1987, ma tale struttura rimaneva chiusa ed inutilizzata in attesa dell’occasione propizia per attivarla.

Con gente del "mestiere".

Infatti avevano delle difficoltà. Si erano quasi decisi di passarla allo Stato, quando ebbero l’idea di chiedere ai camilliani se erano disposti ad accettarla in dono e a farla funzionare. Per questo fui chiamato. Ci avrebbero donato quanto già costruito: quattro casette di degenza con un magazzino per il materiale, un piccolo dispensario e la maternità con l’aggiunta del terreno circostante ed un fondo di gestione di 400.000 franchi cfa al mese per otto anni.

Buone prospettive per cominciare.

Convocai il Consiglio di delegazione che ritenne opportuno consultare tutti i religiosi tramite una assemblea generale straordinaria. Dopo vari incontri a cui prese parte attivamente il P. Guido Rapposelli, provinciale, si decise di accettare la donazione per le seguenti ragioni:

1.Nanoro si trova a 80 Km da Ouagadougou

2.E’ situata in una zona di campagna priva di strutture sanitarie

3.Si parla lingua morè

4.Il religioso disponibile, inizialmente solo, poteva ricevere aiuto facilmente da Ouaga e parla la lingua moré.

5.Nessuna necessità al momento di investire in costruzioni salvo l’alloggio della comunità

Parte l’avventura Nanoro

All’inizio del 90 il P. Eligio Castaldo e il P.Jean Baptiste si recarono a Nanoro e furono ospitati dai fratelli della S. Famiglia. Il dispensario già attrezzato comincia subito a funzionare. Dopo qualche mese con l’arrivo di un’ostetrica da Ouagadougou si avvia anche la maternità. Lo Stato preferisce chiudere il piccolo dispensario e la piccola maternità del villaggio per non creare conflitti mettendo a disposizione dei camilliani il personale sanitario in convenzione con il Ministero della Sanità.

Mi pare di capire che, a parte la popolazione certamente soddisfatta, anche le autorità pubbliche si sono mostrate accoglienti e ben disposte ?

Tanto. Fummo facilitati nell’avviare le pratiche di attribuzione del terreno del centro sanitario alla delegazione, fu anche chiesto ed ottenuto altro terreno contiguo da destinare all’abitazione dei religiosi e dei volontari.

Nuovi arrivi.

Senza trascurare l’attività ambulatoriale iniziano i lavori per la casa religiosa: un edificio con sette stanze, refettorio, cappella, lavanderia e magazzini. Un altro religioso Fr. Antonio Zanetti si unisce ai primi due E siamo nel 92.

E il centro sanitario ?

Ha incominciato a funzionare a pieno ritmo e il nome e la fama del "Centro sanitario S. Camillo" "si diffondeva per tutta la nella regione".
Nel 94 il Fr. Dieudonne, medico, conseguito il diploma in Medicina tropicale in Belgio, rientra in Burkina e assume la responsabilità di medico capo a Nanoro. Compongono la prima comunità formata il P. Jean Baptiste Ouedraogo, superiore, il P. Eligio e il Fr. Dieudonné.

In Italia ad ogni cambio di governo si prospettano nuovi piani sanitari. E in Africa ?

Tutto il mondo è paese. Nel 97 il piano sanitario nazionale prevede la trasformazione del Centro Medico in ospedale di distretto, per capirci una ASL locale. La delegazione che aveva già dal tempo della fondazione accettato l’idea che se fosse necessario si dovesse anche aprire una sala operatoria con servizi annessi: laboratorio, radiologia ecc., accettò e mi affidò l’incarico di approntare un piano di massima e, cosa più importante, di incominciare a cercare i fondi per la costruzione. L’architetto Eugenia Iscaro (Italia), da me personalmente conosciuta e tutto il suo studio accettarono di sviluppare alcune idee e preparò gratuitamente tutti piani dell’intero ospedale.

Risposero all’appello numerosi benefattori.

1. Il gruppo Shalom di S. Miniato al Tedesco (Pisa) colla collaborazione della provincia di Pisa e della loro ONG Nord Sud si presero l’incarico di finanziare il padiglione della radiologia con tutta l’attrezzatura. In seguito finanziarono anche un lotto di alloggio per i medici.

2. La famiglia Buzzi nella persona del dott. Gianni Buzzi e della zia Nori Zanetti Buzzi hanno finanziato le sale operatorie, la nuova maternità ed un gruppo elettrogeni.

3. L’Associazione "Amici di Annigoni" presieduta dalla Signora Rossella Segreto Annigoni ha finanziato il padiglione del pronto soccorso – laboratorio ed il centro materno infantile.

4. La parrocchia S. Nicola di Gravina in Puglia aiutata da molti benefattori privati e dai Lions di quella città, ha finanziato due padiglioni (degenza adulti e nuovo dispensario) e molte attrezzature.

5. Don Lido Lodolini, parroco di Pitigliano, Don Sandro Lusini parroco di Porto S. Stefano ed anche il parroco di Albinia hanno finanziato la costruzione e l’attrezzatura di un lotto per alloggio medici e tutti gli infissi di alluminio anodizzato per i padiglioni di sale operatorie, radiologia, pronto soccorso e laboratorio.

6. Il P. Umberto Libralato. gesuita, parroco della parrocchia della Addolorata di Grosseto ha finanziato la macchina per produrre l’ossigeno.

7. I fratelli della sacra famiglia che furono all’origine della donazione, hanno finanziato il padiglione di degenza pediatrica.

8. La provincia Romana sempre sollecita con le spedizioni di container e di materiali ha contribuito per l’acquisto di mattonelle, lavandini e materiale elettrico.

9. La cooperazione Italiana tramite l’ONG LVIA ha preso in carico la costruzione del padiglione di degenza chirurgica e l’invio di una equipe di chirurghi anestesista e strumentista per due anni. L’equipe comincerà il suo lavoro in gennaio 2003.

Anche le suore Figlie di S. Camillo hanno accettato di collaborare con noi. Stanno costruendo la loro casa e verranno in dicembre di quest’anno 2002. Arriveranno cinque suore: due per la chirurgia, due per la pediatria ed una per la maternità. Fra l’altro devo ringraziare l’ex superiora generale Madre Serafina Della Porta per averci donato la statua di S. Camillo che troneggia al centro dell’ospedale

Il 12 gennaio c.a. si è proceduto all’inaugurazione dell’ospedale alla presenza del Ministro della Sanità, di quasi tutti i donatori, di alcuni confratelli venuti dall’ Italia, dei fratelli della Sacra Famiglia, del Capo del villaggio e di tutta la popolazione del distretto.

Le prospettive per il funzionamento ?

Per quanto riguarda la medicina, la pediatria e l’ostetricia, sono dei servizi che stanno funzionando egregiamente. I nuovi padiglioni costruiti hanno permesso di sistemare meglio i malati e ospitarli in stanze nuove ben areate e funzionali. Tali servizi si avvarranno dell’appoggio delle nuove strutture quali il laboratorio, la radiologia e il pronto soccorso e funzioneranno senza l’apporto di nuove forze.

Il problema da risolvere tutto nuovo è quello della chirurgia. Per questo ci è di aiuto l’ONG LVIA di Cuneo, come ho detto prima, che grazie ad un finanziamento del ministero degli affari esteri italiano, provvederà ad inviare un chirurgo, un anestesista ed uno strumentista che affiancheranno un nostro medico locale e religiosi e religiose camilliani per permettere a costoro dopo due anni di essere autonomi.

La chirurgia poi richiede una preparazione più capillare. Bisogna prevedere ogni dettaglio dai fili di sutura alle garze ai teli, alla sterilizzazione, alla lavanderia ecc. Noi pensiamo che dopo l’arrivo dell’equipe chirurgica in dicembre, i primi interventi potremo realizzarli in gennaio 2003.

E poi… siamo nelle mani di Dio. Tutto lo sviluppo di Nanorò è provvidenziale. Il Signore continuerà ad aiutarci.

Con un inno di lode che si fa preghiera, primavera e storia.