“O PROTAGONISTI O NESSUNO”

 

MEETING RIMINI 2008

** di P.Sergio Palumbo
camilliano **

 

Anche quest’anno i Camilliani hanno partecipato al Meeting di Rimini. Un’occasione privilegiata per diffondere il carisma, la spiritualità e il Messaggio di misericordia del fondatore Camillo De Lellis. P. Sergio Palumbo e P. Giuseppe Ripamonti hanno coordinato lo Stand a nostra disposizione, con gli studenti della Provincia Siculo-Napoletana e Romana. Un’esperienza arricchente che avrà bisogno sicuramente di una maggiore partecipazione anche di altre Provincie  affinché il nostro Ordine possa essere rappresentato in maniera sempre  più significativa ed attuale.

Il provocatorio titolo dell’incontro: “O protagonisti o nessuno” colpisce immediatamente l’attenzione. In verità, è questo il preciso intento degli organizzatori: far «riflettere sul concetto di persona». Che cosa significa infatti essere protagonisti della propria esistenza e di quella del mondo? La domanda si fa oggi urgente, perché l’alternativa al protagonismo sembra essere spesso una vita senza senso, il grigio anonimato dei tanti «nessuno» che si confondono tra le pieghe di una massa informe, incapaci purtroppo di emergere con un proprio volto degno di nota. L’interrogativo allora va meglio focalizzato e potrebbe essere così riformulato: che cosa dà un volto all’uomo, che cosa lo rende inconfondibile, assicurando piena dignità alla sua esistenza?

Con queste parole Benedetto XVI ha voluto iniziare la sua lettera inviata agli organizzatori per la XIX Edizione del meeting di Rimini.

La ventinovesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata “O protagonisti o nessuno” ha voluto infatti riflettere sul concetto di persona. La parola protagonista, che è una accezione positiva del concetto di persona, è molto usata nella nostra società; per questo motivo dobbiamo tenere nella giusta considerazione il contesto storico in cui viviamo.

Se ci domandassimo infatti chi è il protagonista oggi, per la mentalità comune, dovremmo necessariamente rispondere che stiamo parlando di un soggetto il cui scopo principale nella vita è il successo. Senza di esso ci si ritrova privati di una identità precisa, o meglio di quella possibilità di essere riconosciuti che, in qualche modo, sembra dare l’illusione di ‘esserci’ per davvero. Si tratta in altre parole di una omologazione che obbliga a seguire in tutto e per tutto le direttive della moda dominante: senza essere socialmente riconoscibili, del resto, oggi giorno non si esiste. Ma che tipo di uomo è quello che insegue a tutti i costi ciò che lo fa distinguere dagli altri? È il divo, ovvero l’uomo che si erge a Dio. Quest’ uomo, nel tentativo di essere libero, vuole possedere la realtà in assoluta autonomia; si ritrova invece schiavo delle circostanze, delle cose e, ovviamente, della riuscita. Tagliato il rapporto con la realtà, prigioniero dell’esito, l’uomo rimane in una condizione di passività umana che lo costringe ad esprimersi in un triste e vuoto formalismo .Ma un uomo che conta solo sulle sue forze è destinato, prima o poi, a fallire. L’esito inevitabile di questo processo è lo scetticismo e il cinismo.

Che cosa invece è più forte della riuscita, meno effimero del successo? Afferma don Luigi Giussani: “protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”. Il vero protagonista è infatti l’uomo stupito che fa la scoperta commovente -che scaturisce sempre da un preciso incontro con la realtà- di avere un volto unico e irripetibile. Un uomo libero: libero perché, quasi per una sorta di paradosso, è consapevole di essere legato all’origine della vita stessa, a quel disegno misterioso da cui intuisce che ogni cosa dipende. Un uomo religioso: capace di rapportarsi con la realtà tutta e che, ammettendo la categoria della possibilità, è disponibile ad una possibile rivelazione. Un uomo irriducibile: che non può accontentarsi di nessuna riduzione ideologica, né biologica né storicistica. Un uomo che conosce perché ama: abbracciando le persone e le circostanze della vita, quelle felici e quelle dolorose, vuole giudicare tutto nella continua ricerca del significato ultimo per cui la realtà è fatta.

 

Lo Stand in allestimento con i pre-novizi

Affluenza allo Stand

Formatori e formandi...

I pre-novizi Umberto D'Angelo, Alfredo Tortorella e
 Vincenzo Duca

Il nostro Stand

Il corridoio attiguo allo Stand

Un visitatore incuriosito

Fr. Luca Perletti e P. Babychan intervistati da
Radio Vaticana

Con Marinella Montanari dopo lo spettacolo di
Jobel Teatro presentato al meeting

Andiamo incontro alla gente...

 

La squadra al completo con P. Bernard

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