L’Arcivescovo Bruno Forte

inaugura l’Anno Accademico del

Camillianum” di Roma

 

Il Vangelo della sofferenza di Dio

 

La “Lectio Magistralis” sul tema

 

«Siamo chiamati a fare compagnia a Dio nel suo dolore»

 

L’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria dell’Ordine Camilliano compie vent’anni. L’evento è stato celebrato venerdì 9 novembre in occasione dell’apertura del nuovo anno accademico, alla presenza del Moderatore, il Superiore Generale Padre Renato Salvatore,  dell’Arcivescovo di Chieti-Vasto  Monsignor Bruno Forte, del Preside Padre Luciano Sandrin, del Sottosegretario del Pontificio Consiglio della Pastorale della Salute, il Camilliano Padre Felice Ruffini, di docenti, studenti, religiosi, sacerdoti, e del direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per la Pastorale della Sanità, don Andrea Manto. La lezione magistrale del Presule è stata preceduta dalla solenne Concelebrazione eucaristica nella Chiesa di Villa Sacra Famiglia, presieduta dal Padre Generale. I testi integrali dei vari interventi sono riportati di seguito.

Il 9 novembre è un giorno caro alla memoria storica della Diocesi di Roma poiché ricorda la dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano. Ma in questo stesso giorno, nella città eterna, sono giunte le Reliquie di Santa Teresa di Lisieux, in occasione di tre ricorrenze: il 120.mo anniversario del pellegrinaggio di Teresa a Roma (novembre 1887) e l’incontro con Papa Leone XIII; l’80.mo della proclamazione della Santa a Patrona delle missioni con S. Francesco Saverio e il 10.mo anniversario della sua proclamazione a Dottore della Chiesa.

Così,  mentre Monsignor Forte illustrava “Il Vangelo della sofferenza di Dio”, che per i “discepoli di Emmaus” è il “Vangelo della comunione in Dio”, le sacre spoglie della mistica Carmelitana del Bambin Gesù sono  state accolte nella chiesa di sant’Antonio all’Esquilino, in cui è stato tenuto un Moleben con omelia dell’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Il 10 novembre l'urna è stata trasferita nella Cappella del Pontificio Collegio Russicum, che Pio XI mise sotto la protezione della santa.

Di Lei scrive il Cardinale Martini: “Nel buio tunnel della fede Teresa scoprì di non essere sola. L’esperienza della lacerazione interiore, da lei indicata con queste parole: “nebbie che mi circondano, penetrano nell’anima”, “tormento che raddoppia”, “non voglio continuare a scriverne: temerei di bestemmiare”, “tenebre sempre più fitte”, “lotta e tormento non per qualche giorno, non per qualche settimana”, sono la sofferenza di chi si sente unito a Dio, e non può mettere in discussione questo vincolo.

Nello stesso tempo, Teresa si sente solidale con l’uomo, con i propri fratelli, con le persone di cui condivide fino in fondo la sorte, le speranze, le angosce. Vive irresistibilmente attratta verso la Patria luminosa e insieme tutta avvolta dalle tenebre di una terra opaca e afflitta da nebbie impenetrabili. Anzi, l’immagine che usa è quella di sentirsi seduta alla tavola colma di amarezza a cui mangiano i peccatori, gli increduli. Dunque, lacerazione di solidarietà con i più abbandonati, con i più sofferenti e fedeltà assoluta, a occhi chiusi, senza riserve, a Dio, alla sua Verità, alla sua Santità. E’ la lacerazione che prova Gesù e di cui parla il capitolo 14 del Vangelo di Marco; è il mistero di Gesù nell’orto, la sofferenza del Figlio di Dio, alla quale Teresa partecipa in maniera mistica; è il mistero di Gesù abbandonato pienamente al Padre mentre sulla croce condivide la sorte dell’uomo peccatore per non lasciarsi separare in nulla dall’esperienza del dolore più tragico.

Ma il lasciarsi coinvolgere nella dinamica che comprende, da una parte Dio e la sua Assolutezza e dall’altra la storia e tutto ciò che essa ci richiede, è l’anima di ogni vocazione cristiana e ciò spiega la modernità e l’attualità della santa di Lisieux. Non c’è vocazione senza questa tensione accettata e vissuta come partecipazione alla croce di Gesù”. Il nostro Servo di Dio Nicola D’Onofrio lo aveva capito bene nella sua lacerante sofferenza, seguendo nella sua spiritualità la “piccola via” di Teresa.

“Non c’è vocazione religiosa o sacerdotale – scrive ancora il Cardinale Martini – se non uscendo da sé per una fedeltà totale al mistero di Dio e al mistero dell’uomo. Teresa è santa perché ha accettato questa lacerazione interiore vivendola nella certezza che essa, nel Cristo morto sulla Croce, si sarebbe ricomposta in unità. Ella scriveva: “Attiraci, Gesù, nel fuoco del tuo Amore, uniscici a te così strettamente che in noi viva e agisca tu stesso. Quanto più il fuoco dell’amore infiammerà il mio cuore, quanto più dirò “attirami”, tanto più le anime che si avvicineranno a me correranno anch’esse verso di Te, perché un’anima infiammata d’amore non sa rimanere inattiva”. (Fernanda Santobuono)