Racconto musicale

 

CAMILLO DE LELLIS

diretto da Lorenzo COGNATTI

musiche originali di Sergio PALUMBO, PRINCIPE & SOCIO M

 

Un mix di musica, canto e danza per raccontare, in modo semplice e avvincente, un'indimenticabile storia di fede, amore e rivoluzionaria carità, sintetizza Padre Sergio Palumbo camilliano, autore delle musiche insieme al duo napoletano Principe & Socio M, e che ha al proprio attivo il CD "Più cuore nelle mani". www.myspace.com/sergiopalumbo

 

 

Oggi. Un grande ospedale romano.

In una stanza isolata e dimessa un uomo stanco e malato si aggira in solitudine. E’ un soldato che, dopo aver affrontato popoli e battaglie, si ritrova al termine dei suoi giorni ad affrontare l’ultimo nemico della propria malattia.

In questa sala, in questo silenzio, una figura si avvicina al soldato, facendosi largo tra i suoi confusi pensieri.

Si tratta di un altro uomo; alto, austero, dallo sguardo antico e misterioso, dai modi marziali ma allo stesso tempo amorevoli. Un uomo senza età che ascolta il soldato prima di cominciare a narrare la propria storia.

Una storia che ha inizio molto lontano, nel tempo e nello spazio.

Mentre il presente sfuma in scene passate, l’uomo al racconto si presenta come Camillo de Lellis, soldato di ventura in un’Italia di fine cinquecento.

Lo vediamo in viaggio con gli eserciti, combattere i turchi a Lepanto, di  campo in campo, di scontro in scontro, “dare la morte in cambio di soldi”. Soldi da andare poi a dissipare in bettole e taverne, tra il vino, le carte e i dadi.

Un vizio, quello del gioco, che porta il giovane Camillo a perdere tutto, perfino la spada, tramutando un valente mercenario in un vagabondo povero e disperato, ramingo tra i villaggi e le campagne.

A venticinque anni, dopo aver abbracciato il fondo della propria miseria, una nuova chiarezza, una nuova forza si risveglia nel cuore del ragazzo. La vita cambia.

Spinto da una ferita non rimarginata alla gamba (eredità del passato militare), Camillo approda a Roma presso l’ospedale di S. Giacomo; dapprima come paziente, attento osservatore della realtà ospedaliera romana.

Una realtà degradata e arretrata, tra i dogmi antiquati di una chiesa lontana e il mestiere freddo e le tecniche rozze del personale sanitario; ad assistere gli infermi i carcerati costretti a lavori forzati, in saloni bui e dall’aria stantia.

Lo spirito e l’irruenza del soldato risvegliano in Camillo  la necessità di intraprendere una nuova battaglia: inizia la rivoluzione della corsia, per creare un nuovo sistema sanitario.

Più cuore nelle mani!” grida quel giovane gigante mentre crea attorno a se una squadra di volontari non specializzati per assistere i malati: tecniche da inventare, pensieri da cambiare.

Nasceva così la scienza infermieristica; cominciava così la lotta per l’umanizzazione del servizio sanitario: assistenza all’infermo come “essere umano”.

Una lotta osteggiata all’interno degli stessi ospedali, da difendere con caparbietà e azioni di forza.

Una rivoluzione destinata a protrarsi nei secoli, fino ad oggi.

Oggi. La storia dei due soldati si incrocia nella stanza isolata dal moderno ospedale, come il passaggio di un testimone, come un attimo di luminosa contemplazione.

Ognuno infine riprende la sua strada, il suo posto, il suo destino; parte di una responsabilità superiore per un bene collettivo umano e sociale da difendere e salvaguardare.

Un avvincente viaggio di teatro musicale attraverso parola, canto e danza.

8 performer rapiscono lo spettatore raccontando con maestria una storia entusiasmante e toccante, alternando quadri storici, meditazioni universali e sipari di viva comicità.

Così, procedendo nei ritmi alterni di una narrazione accattivante, suggestiva, brillante e coinvolgente, si accompagna passo passo il pubblico ad osservare valori e problematiche dell’impegno sanitario, prendendo lo spunto dalle avventurose ed emblematiche vicende del padre della scienza infermieristica, patrono mondiale di malati e operatori: S. Camillo de Lellis.

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Recensione di Daria Pinna su Nuova Sardegna, 8 settembre 2009

Ambientato in un ospedale romano lo spettacolo narra la rivoluzionaria conversione di un soldato di ventura

Cori e danze per raccontare la carità

Successo al Verdi per lo show ispirato a Camillo de Lellis, «ministro degli Infermi»

SASSARI. E’ stato un successo il musical ispirato al personaggio Camillo de Lellis, padre fondatore dei “Ministri degli Infermi”, gli stessi comunemente conosciuti col nome di “Camilliani”, ancora oggi largamente diffusi in tutta l’Italia peninsulare.

 

Lo spettacolo – andato in scena nei giorni scorsi al Teatro Verdi di Sassari – è un mix di musica, canto e danza per raccontare, in modo semplice e avvincente, un’indimenticabile storia di fede, amore e rivoluzionaria carità. Prodotto da Jobel Teatro, lo spettacolo dei giorni scorsi ha avuto enormi consensi da parte di un pubblico che ha voluto cogliere il significato di quella che è la condizione del malato, della sofferenza psichica e fisica che rappresentano il banco di prova per la società di oggi, lacerata dal miraggio del progresso come ottuso andare avanti, come impossibilità a fermarsi davanti alla debolezza che è parte dell’uomo e della vita.
Non è stata un’impresa facile conciliare armonicamente il tema della malattia con uno spettacolo teatrale per certi versi divertente, e per altri arricchito di profonda spiritualità. Ma il regista e direttore artistico Lorenzo Cognati, è riuscito perfettamente nell’intento, regalando al folto pubblico del Verdi un musical di spiccata originalità.
Lo spettacolo, ambientato in un grande ospedale romano, racconta di un uomo rissoso, giocatore d’azzardo e infine mendicante: così era il soldato di ventura Camillo de Lellis, prima della conversione che lo tramutò nel rivoluzionario fondatore delle scienze infermieristiche, nominato santo e patrono degli infermieri.
Per alcuni anni visse la sua vita combattendo di giorno e sperperando di notte i suoi guadagni. A causa di una ferita alla gamba, fu costretto a ritirarsi e a sottoporsi alle cure mediche presso l’ospedale romano S. Giacomo. Finché un bel giorno cominciò a vagabondare per l’Italia sino a quando, nel 1574, a soli vent’anni, si ritrovò malfermo, povero e solo. Da quel momento in poi ebbe l’illuminazione che tutti conoscono. Meravigliosi gli attori e i ballerini accompagnati dalle musiche di Sergio Palumbo e del duo Principe & Socio M.

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Momenti di "Relax e Turismo" del Jobel Teatro durante

le rappresentazioni in varie città d'Italia

 

** A SASSARI

** A BUCCHIANICO cittadina natale di San Camillo