Ruffini F., Una vita donata - vita del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Religioso Camilliano,
Ed. Religiosi Camilliani  Provincia Romana, Roma 2001, pag. 157.
P. Renato Di Menna


Si tratta di uno studio biografico sulla vita del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, giovane religioso camilliano. P. Felice Ruffini, anch'egli religioso camilliano, Sottosegretario del Consiglio Pontificio per la Pastorale sanitaria, introduce la sua ricerca esprimendo il seguente proposito: "Al gentile lettore offro non una mia rielaborazione, ma la viva memoria di chi l'ha conosciuto e brani dei suoi scritti autobiografici" (cf. Ruffini, p. 7).

Queste parole rivelano il progetto ovvio di chiunque voglia produrre un documento oggettivamente vero. A me, tuttavia sembra che, nel caso di P. Ruffini, esse contengano un progetto più ampio ed esigente, poiché alla necessaria oggettività egli aggiunge il carattere della scientificità: al dato biografico - attraverso uno studio attento degli scritti di Nicolino - integra l'itinerario ascetico del suo cammino spirituale e, in tal modo, ci dona un'immagine completa del nostro Servo di Dio. Potremmo dire che egli, in tal modo, ci offre "la storia dell'anima" di Nicolino D'Onofrio. In altre parole, oltre che la storia dei suoi giorni, ci fa scoprire la storia della sua profonda aspirazione alla santità, sentita e vissuta come risposta d'amore alla vocazione sacerdotale e religiosa; risposta data con intensità sempre crescente, fino alla sua morte prematura avvenuta a 21 anni a causa di una malattia irreversibile. Una malattia dolorosa fino allo spasimo, vissuta con serenità e con pieno abbandono alla volontà di Dio.

Sono arrivato alla fine della lettura della vita scritta da P. Ruffini con la convinzione di avere in mano un documento con le caratteristiche che ne fanno una "Storia di un'anima" parallela a quell'autobiografica di Santa Teresa del Bambino Gesù; la Santa della "Piccola via" per la santità. In effetti, anche Nicolino, che díaltronde considerava Teresa di Lisieux come un punto di riferimento del suo cammino spirituale, ha da proporre una "sua piccola via", un messaggio da trasmettere ai giovani d'oggi.

P. Ruffini, a questo proposito si esprime come segue: "Ho cominciato a scoprire il tesoro che (Nicolino), conservava e faceva fruttare al massimo, nell'ultimo mese della sua vita. Infatti, il mio Superiore dell'Ospedale di quel tempo era il P. Imolo Luzzi, suo Confessore e Direttore Spirituale da anni. Il detto Padre in quel mese si recava quasi tutti i pomeriggi a trovarlo al seminario (camilliano), Monte Mario (Roma), e quando tornava esternava le sue considerazioni e valutazioni del giovane Confratello che stava morendo.

Ricordo vivamente ancora oggi, che gli leggevo sul viso la luce inconfondibile di chi è venuto a contatto con qualcuno che vive un'eccezionale dimensione dello spirito. Le sue espressioni di "è un Santo", e d'altre simili, mi rendevano vivo che qualcosa di meraviglioso si stava vivendo all'interno della nostra Comunità Provinciale.

Cos' quando fu pubblicato il profilo biografico "Quando l' Amore prega", scritto da P. Andrea Cardone, allora Superiore Provinciale, che aveva seguito per anni il nostro Nicolino (dal suo ingresso nel nostro seminario alla morte), assistendolo in tutto fin dai primi accenni dell'insorgere del tumore maligno, ne fui rapito e affascinato. Non ricordo quante volte lessi la sua testimonianza, e quante copie ne ho diffuso in Ospedale e inviato ad amici anche all'estero ....

Poi col tempo, l'Obbedienza mi ha portato in servizi che mi hanno collocato nel compito di raccogliere la memoria di chi lo aveva conosciuto, e di recuperare i suoi Scritti. Più andavo avanti, più l'orizzonte si apriva e venivo confermato nelle intuizioni percepite in quei giorni del giugno '64.

Ed ho scoperto la storia di una vita normale sulla quale si è innestato il Mistero della Croce, affondando le sue radici nel profondo di un giovane generoso, pronto e disponibile a dire il suo totale s" (Ruffini, p. 7).

L'espressione: "La storia di una vita normale" che conduce alla santità, usata da P. Ruffini, evidentemente, fa riferimento alla "Piccola via" dell'infanzia spirituale intuita e vissuta da Santa Teresa del Bambino Gesù. P. Felice vi ritorna esplicitamente in un capitolo successivo. "Uno dei modelli intermedi che guidarono il cammino spirituale di Nicolino - egli afferma - fu Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo. La sua "piccola via" divenne codice di comportamento della sua vita" (Ruffini, p. 92). E qualche pagina più appresso cita la testimonianza dello stesso Nicolino: "Ringraziando la maestra della sua infanzia Anna Volpe, che gentilmente aveva accompagnato una sua lettera con del denaro, che gli aveva permesso di acquistare "Consigli e Ricordi", che tanto desiderava, confessava: io ho una grande devozione per questa Santa, perché mi rassomiglia molto, e da Lei posso imparare come ci si fa perfetti (6 dicembre 1962)" (Ruffini, p. 94).

Per comprendere meglio l'esperienza ascetica di Nicolino sarebbe opportuno, a questo punto, esporre una sintesi della dottrina teologica su cui si fonda la sua esperienza della "Piccola Via". Recentemente, S. Teresa di Lisieux è stata dichiarata "Dottore della Chiesa" proprio perché protagonista e modella di tale esperienza ascetica. Ma ciò non rientra nello scopo che mi sono prefisso per questo lavoro. Tuttavia, prima di continuare, la presente recensione mi sembra opportuno citarne una riflessione di Giovanni Paolo II fatta a Liseux, il 2 giugno 1980, durante un'omelia. "Essere bambini, diventare come bambini . Egli osserva  vuol dire entrare proprio nel mezzo della più grande missione che attraversa il cuore stesso dell'uomo. Teresa, lei lo sapeva perfettamente. Questa missione trae origine dall'amore eterno del Padre. Il Figlio di Dio, come uomo, in maniera visibile, "storica", e lo Spirito santo, in maniera invisibile e "carismatica", lo portano a compimento nella storia dell'umanità".

Cioè dunque nella "piccola via" una missione che comincia nel cuore del Padre celeste e termina nel cuore di ogni creatura: un percorso impraticabile, se non fosse che il Padre lo ha aperto in maniera ineffabile decidendo la Rivelazione e l'Incarnazione del suo stesso Eterno Figlio.

È questo il mistero accaduto nel grembo dalla Scrittura e nel grembo della Vergine e che continua ad accadere nell'Eucaristia. È la missione che continua a realizzarsi nella vita di ogni cristiano quando egli diviene testimone, sacramento dell'incarnazione del Verbo - Gesù Bambino.

In tale contesto gli scritti spirituali di Nicolino assumono un'importanza determinante nei confronti del messaggio della sua vita, come lo fu la "Storia di un'anima" di Teresa di Lisieux nei confronti della sua "Piccola Via".

Il carmelitano P. Domingo Fernandes da Mendiola, consultore della Congregazione per la Canonizzazione dei santi, a proposito degli scritti spirituali di Nicolino D'Onofrio propone i seguenti rilievi:
 

 A partire dai suoi scritti, Nicolino "appare come un giovane con la sensibilità straordinaria per il mondo spirituale, per le realtà soprannaturali, che percorre il cammino verso la maturità spirituale con grande alacrità, impegno e gioia.

b. Fin dalla sua adolescenza, egli ha preso e mantenuto, l'atteggiamento radicale di vivere la sua vita, come risposta alla chiamata di Dio, al disegno di Dio su di lui. Da qui, la sua determinazione di seguire la vocazione al sacerdozio camilliano, nonostante le difficoltà, la sua sicurezza di vita, la sua serenità verso il fatto e le circostanze naturalmente dolorose della sua morte. Come Nicola ha percepito la chiamata di Dio, come chiamata e disegno di amore, la sua risposta e la sua vita sono illuminate di amore e di gioia. Un buon e grande messaggio per oggi.

    c. Ha ricevuto ed ha assimilato profondamente il senso cristiano dell'esistenza, soprattutto la vocazione e la chiamata alla santità: diventare, essere santo, sembra l'ideale permanente e dinamico della sua vita. Il suo crescere in età è simultaneo al crescere nella unione con il Signore per amore ed unione della sua volontà alla vocazione divina.

    d. Appare un equilibrio sereno ed esemplare tra i grandi desideri di essere santo e alla realtà concreta della vita quotidiana e dei doveri del proprio stato; un equilibrio tra lo sforzo della sua volontà e la fiducia nella potenza dell'amore misericordioso di Dio, indispensabile per arrivare alla santità; un equilibrio tra la consapevolezza della sua responsabilità nell'affrontare le difficoltà proprie dell' età, etc... e la consapevolezza della Grazia di Dio in aiuto alla sua debolezza.

    e. Elementi basilari della sua esperienza e del suo itinerario spirituale sembrano essere: il mistero dell' Amore di Dio grande e misericordioso, la presenza amorosa e potente del Signore nella sua vita, la vicinanza di Maria, come Madre. Sembra che Santa Teresa del Bambino Gesù lo abbia aiutato molto, come maestra e " sorella spirituale" ad approfondire queste realtà basilari della vita cristiana e spirituale.

    f. Non, sono tanto numerosi, ma sono sufficienti, i riferimenti nei suoi scritti alla consapevolezza della fecondità spirituale della sua vita, soprattutto della sua malattia e morte. Certamente saranno più presenti nella dichiarazione dei testimoni" (cf. Ruffini, pp. 150-151).


Queste caratteristiche emergenti dagli scritti di Nicolino, completano le note biografiche fissate da P. Andrea Cardone e ci aiutano oltre che a ricostruirne il suo itinerario ascetico, a tracciare anche le linee fondamentali della sua identità spirituale. È in tale contesto che considero questi scritti come la storia della sua anima. Essi, infatti, ci conducono a ripercorrere le tappe della "via di Dio" che Nicolino ha percorso per raggiungere il cuore di Dio e farne la sua abitazione. In altre parole i suoi scritti ci conducono a riflettere sulla "Piccola via" dell'infanzia spirituale, cos' come è stata interpretata e vissuta da Nicolino.

La vita di Nicolino scritta da P. Felice Ruffini, costituisce appunto una rivisitazione seria e puntuale delle tappe della "piccola via" di Nicolino, come abbiamo già detto, attraverso l'integrazione dei dati biografici con gli scritti corrispondenti di Nicolino e la verifica concreta delle testimonianze di quanti hanno vissuto con lui.

Il p. Ruffini molto opportunatamente e con evidenza ha sottolineato anche l'attualità del messaggio della vita di Nicolino. Nicola D'Onofrio - afferma P. Ruffini, citando P. Domingo Fernandez - benché abbia vissuto la sua breve vita quasi esclusivamente nell'ambito di una Comunità di formazione, destinata alla preparazione al sacerdozio camilliano di giovani religiosi, "propone un modello di vita che travalica i ristretti confini della Famiglia Religiosa dove Dio lo aveva chiamato, e s'impone a modello e guida di quanti nella Chiesa camminano come pellegrini verso il Regno di Dio.

Nicolino, infatti, ha recepito "il più grande comandamento della legge" (Mt 22, 34-40), ed ha vissuto giorno per giorno la sua storia terrena nella tensione continua di vivere e morire d' Amore per il suo Signore Eterno Sacerdote (vd. Eb 3-9), obbedendo al Divin Padre che vuole tutte le creature "conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8, 29).

Cos' quando Dio lo invitò a vivere come S. Paolo il "Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1, 24), non si è tirato indietro ....

Allo stesso tempo, egli passando attraverso il mistero della sofferenza umana elevata da Cristo a livello di Redenzione (vd. idem n. 19) con gioia e serenità, fu e rimane un testimone credibile che la scelta fatta di vivere i Consigli Evangelici manifesta "i beni celesti già presenti in questo mondo, meglio testimonia la vita nuova ed eterna acquistata dalla Redenzione di Cristo, e meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del Regno Celeste" (Perfectae Caritatis, n. 44)" (Ruffini, p. 153).

Il P. Ruffini approfondisce questo messaggio mediante alcuni riferimenti ad uno studio recente sul nostro Nicolino di Padre Giandomenico Mucci, S.J., apparso nel numero del 17 marzo 2001 di "Civiltà Cattolica". Ne propongo alcune riflessioni più significative.

La vita di Nicolino, scrive Padre Giandomenico, "è una vita del s', sempre, sia quando il Signore chiama al Sacerdozio, sia quando chiama alla rinuncia, almeno apparente, di ogni caro progetto, mediante il cancro. Una tale vita possiede chi crede alle beatitudini evangeliche, cioè colui che ha l'anima del povero, proposta e lodata dalla Scrittura, e si abbandona generosamente, anche tra le lacrime, al misterioso amore del Dio crocifisso (...) A chi rifletta su tutto l'arco della sua esistenza, la totalità della donazione, sempre, dovunque e nonostante tutto, è una caratteristica di Nicolino che nasce dalla consapevolezza della sua povertà, del suo essere evangelicamente bambino dinanzi al Signore.

Quella totalità del dono di se è frutto di quella vera religione che, priva di individualismo o ripiegamento egoistico, è, secondo una bella definizione di Newman, "una vita nascosta nel cuore" .

Questi fanciulli, che soltanto all'osservatore superficiale sembrano fuori del mondo, attingono dalla coscienza della loro povertà e dalla capacità di amare l'energia per trasformare lo stesso carattere tragico della loro eventuale malattia mortale. Gli occhi rivolti all'interno non li esentano dal dolore, ma li rassicurano che anche l'incertezza psicologica e la sofferenza fisica hanno un significato per chi si è voluto fare povero e piccolo. Un tale traguardo suppone una tranquilla abitudine di preghiera interiore.

Non però una qualsiasi preghiera. Colui che ha l'anima del bimbo e del povero pratica, e non saprebbe fare altrimenti, la preghiera della tenerezza, come la chiamava il Faber . La vera tenerezza, che contiene lo spirito del Vangelo ed è costituita dalla volontà di essere intimo della vita e della missione della divina umanità di Gesù e, attraverso di essa, di vivere il sentimento filiale verso il Padre celeste avendo a modello Maria" (quaderno n. 3618, 17 marzo 2001, pp. 585-598).

In quest'analisi dell'esperienza spirituale vissuta da Nicolino P. Giandomenico, implicitamente ci orienta verso i fondamenti teologici della "piccola via". Essi li ritroviamo realizzati perfettamente nella vita vissuta dal nostro Nicolino, per cui, anche di lui, come si disse di Teresa di Liseux si può dire che, in questo nostro mondo edonista con la sua "piccola via", egli costituisce un'intensa luce spirituale per quanti hanno aderito alla chiamata del Signore, e hanno accettato di seguirlo con donazione forte e generosa (cf. Ruffini, p. 155).

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P. Luigi Secchi
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