EMIDIO SPOGLI

Temidi Pastorale Sanitaria
Conversazioniper Cappellani, Suore Ospedaliere, Medici, e Infermieri

E’ una raccolta sistematica di riflessioni offerte, nell’arcodi un trentennio, ad un pubblico impegnato nel mondo della salute. Nonè l’unica fatica letteraria del P. Emidio né il "canto delcigno".
Tre sono i filoni entro cui è raggruppato il volume:

1. La Spiritualità del malato e dell’operatoresanitario:
(Cappellano, Religiosa Ospedaliera, Medico, Infermiere)

2. I Laici: identità cristiana del laico edil suo impegno tra i malati.

3. Le Suore Ospedaliere.

Tuttoil lavoro è percorso da un filo rosso: S. Camillo, "iniziatore diuna nuova scuola di carità" e puntellato da indicazioni teologichee storiche di pastorale sanitaria.
Certamente non sono temi "update", tuttavia grandeè la "passione pastorale" che vi traspare. L’autore, desiderosodi "scorgere "l’oggi di Dio" e in continua "conversione pastorale" neicontenuti e nei metodi, parla e scrive di quello che ha vissuto e operatoin prima persona. Di qui la "vigilanza profetica", per servire e annunciareil vangelo "in un mondo che cambia" anche e attraverso lo scritto, senzacedere "in un appiattimento pastorale" che la routine nasconde.

Dicevamo di S. Camillo come costante riferimento delleriflessioni. Se si ha la bontà di scorrerle, si noteranno rigoredi ricerca, approfondimento, lettura storica seria, documentata e "fantasiapastorale". Lo Spogli è un autore attento che si lascia interrogare,che individua percorsi e raccoglie "sfide", che suggerisce linee operativepossibili e impastate di coraggio, "il coraggio di osare". E’ innamoratodi S. Camillo e del Fondatore ne subisce il fascino; per questo lo studia,lo ristudia, assaporandone con gusto ogni citazione (ben 808), e lo proponea modello.

Se Camillo,"uomo ispirato da Dio", è questol’interrogativo-cruccio dello Spogli, è stato capace, dopo conversione,di proporsi e di porsi "in modo nuovo"...."ordini et modi chesi hanno da tenere nelli hospitali in servire li poveri infermi", perchéoggi non è possibile fare lo stesso e con lo stesso ardore e spiritoprofetico ?

L’arte delle lamentazioni, specie in ambienti sanitari,con il disimpegnativo ritornello "nulla mai cambierà", non gli appartiene.
Niente rassegnazione, anzi "la non rassegnazione"è la prima delle sfide che da questi scritti traspare..."perchéquando si tratta dei malati, dei deboli, non si può non rischiarela propria tranquillità". E’ possibile cambiare il mondo della salute,ecco il messaggio centrale del P. Emidio, solo se si obbedisce al soffiodello spirito e si pone attenzione vera ai segni dei tempi.

Il triplice itinerario di Camillo: conversione-vocazione-missioneè costantemente tenuto presente. Ed è dall’ "esperienzadi Dio" di Camillo, che muovono i primi compagni e la prima comunitàreligiosa. E’ l’accogliere il passaggio di Dio nella propria storia a segnareil forte desiderio di cambiamento. E’ la luce nuova di fronte alla qualetutto è "una perdita". (Fil. 3,8). Allo stesso tempo il cambiamentoessendo un dono di Dio non può non generare contagio. Di qui l’entusiasmoe la tenacia per coinvolgere quanta più gente possibile."

Tutta la riflessione dello Spogli muove e ruota intornoalla figura di Camillo "uomo giusto al momento giusto" e che sulsuo esempio è fondata la proposta-invito di "un continuo e rinnovatomodo di vivere e di operare" del religioso camilliano. Per questo laprima comunità camilliana è considerata "necessaria":colma un vuoto assistenziale, "di speranza": ben accetta dalla gentebisognosa, "vocazionale": "attira molti soggetti boni".

LA SPIRITUALITA’

Il tema sulla spiritualità raggruppa sette meditazioni.Eccezion fatta per una o due, meglio sarebbe chiamarle " riflessioni dispiritualità camilliana", considerato il forte influsso spiritualedella "religione nova" di S. Camillo.

Lo sforzo dello Spogli, sia in questi temi della "Spiritualità"come in quelli precedenti, su "La vita e l’opera di S. Camillo"e in quellisuccessivi sul "Laicato" e sulle "Religiose Ospedaliere", sta nell’averassemblato in maniera egregia, Parola di Dio (apprezzabile la citazionenel testo anzichè in nota), testi storici, fonti , magistero e buoniautori. C’è tanta teologia. I riferimenti conciliari, mai abbastanzaletti e forse ancora lontani dall’essere applicati, sono i più gettonati.La "vis espositiva", piuttosto robusta e accalorata, fa parte dell’ardoredell’apostolo più che dello scrupolo dello studioso. Per tale motivoè comprensibile e perdonato qualche "pètrissage". Come p.e.ne:

(1) "La spiritualità del Cappellano ospedalierooggi", pur inserita nel contesto di una spiritualità di tuttoil popolo di Dio, si parla anche di laici, di comunità ecclesiale,di forme di partecipazione, di formazione.

(2) Nel tema "Cura della sofferenza e spiritualitàdell’assistenza al malato" fanno da sfondo i testi sulla missione delservo sofferente di Isaia 53,4 e Mt. 8,17: "egli ha preso le nostresofferenze e si è addossato le nostre malattie". Il merito deisuggerimenti, qui contenuti, sta nell’aver evidenziato il duplice atteggiamentosanante di Gesù: gesti ed empatia. A questo stile, afferma, devonoattingere Cappellani, Religiosi e quanti operano con e per i malati, sedesiderano riscoprire e dare senso alla propria identità cristiana.Anche qui alcuni passaggi, data anche una certa affinità, sono statigià trattati nella precedente relazione. Ma è noto che "exabundantia cordis os loquitur ". La spiritualità si manifestae si sviluppa nella varietà delle vocazioni, perché unicaè la missione: annunciare il regno attraverso la cura dei malati.

(3). Indicazioni per un cammino di crescita verso unamaturità cristiana. Sono quaderni di formazione ACOS. Il P.Spogli nella sua lunga e poliedrica attività pastorale ha annoveratoanche l’impegno di Consulente regionale ACOS e AMCI. Proprio qui a Bucchianicoin occasione del suo cinquantesimo di sacerdozio fummo commossi testimonidegli attestati di stima ricevuti. L’espressione : " l’apostolato puòraggiungere piena efficacia soltanto mediante una multiforme e integraleformazione" (AA,28) costituisce un "leit-motif" di queste lezioni eci trova convinti.

(4) .Malati e malattia nella vita di S. Francesco d’Assisi.
Questo excursus su S. Francesco, molto documentato, èun sussulto di "nostalgia" per una vocazione seconda oppure primaria mairealizzata dello scrittore, umbro egli stesso. D’ altronde S. Camillo hamolto in comune con il fraticello di Assisi. Pensiamo alla nascita, alleorigini nobili, alla conversione, all’ aver lasciato tutto per la sequeladi Cristo, all’attenzione per i malati, all’essere malato, alla povertà.Come in Camillo la piaga al piede segna l’inizio di un cammino nuovo, cosìper Francesco "i mali fisici diversi", a diciotto anni dalla conversione,costituiscono "una opportunità per incamminarsi ancor piùspeditamente sulle vie di Cristo" (Tommaso da Celano). Anche perFrancesco, come per Camillo più tardi, la cura dei malati èun punto di forza della spiritualità del proprio Istituto.

(5) . Terza età, una stagione tutta da vivere.
Qui l’autore sottolinea, con passione che gli èpropria, la "necessità di una nuova cultura umanistica, dove lapersona in tutte le stagioni della sua esistenza, abbia nella societàuno stato di assoluta centralità". Molto si affida a Guardini, aKant, a Giovanni Paolo II e alla Scrittura.
Noi desideriamo accompagnare questo messaggio con unpensiero di Helder Camara: "Arriva il momento in cui, con molta calma,si deve avere il coraggio e perfino la gioia di preparare lo sbarco finale.Il tempo di appendere i remi e di cavalcare verso il tramonto".

(6) .La vita sacerdotale religiosa pienamente realizzatanella cura degli infermi.
Tema impegnativo e affrontato con un "do" di petto: lacrisi d’identità del sacerdote in genere e del cappellano ospedalieroin particolare, è generata, sostiene Spogli "tout-court", da unamancanza di maturità umana e teologica.
Questa tesi è sostenuta con tre argomenti:

-il ministero sacerdotale è per la edificazionedel popolo di Dio:
-il sacerdote religioso, in forza del proprio carisma,realizza una particolare presenza nella comunità;
-l’azione salvifica di Cristo si rivolge in modo specialeai più deboli.
Vengono quindi ribaditi concetti già noti: il sacerdoteè servitore della Parola, ministro dei sacramenti e guida del popolodi Dio. Un "collage" di buone citazioni ne irrobustisce il pensiero. Meritauna sottolineatura l’accostamento tra il sacerdozio "sacramentum" di Cristo-Capoe guida della Chiesa e la vita religiosa "sacramentum" della Chiesa-Mistero.Il sacerdote religioso compie e realizza la sua triplice azione di annunciare-edificare-santificaremediante i carismi che gli sono propri.
Poiché "la vocazione religiosa è complementaree necessaria per le altre vocazioni cristiane", aver cura degli infermi,mostra in una maniera tipica che questa azione caritativa ha le sue radicinell’ "inchoatio" del regno cantato dall’Apocalisse". (J:M:Tillard, inSpogli....pag.140)
 
 

(7) Contributo per un approfondimento degli elementicaratteristici della spiritualità camilliana.
"De re nostra agitur". E’ una conversazione suddivisain quattro punti offerta ad un pubblico camilliano. L’autore, "dalle maniin pasta", fedele ad una metodologia più ortodossa, assicura chiarezzaespositiva e di contenuti. Una nostra sintesi:

1.Criteri per determinare la spiritualità diciascun Istituto:

-una spiritualità comune a tutto il popolo diDio:
-una santità che si realizza nella varietàdelle vocazioni;
-una vita consacrata che tende alla santità, inunproprio modo di attuare "la sequela";
-una spiritualità vissuta in una specificacomunità.


2.Elezione, vocazione e missione sono elementicaratteristici della comunità camilliana.

"L’autenticità del Ministro degli infermi, lafedeltà alla sua vocazione e alla sua missione possono essere commisuratealla fedeltà nel servizio degli infermi" . Il resto, per quantoprestigioso, è "un poco di scorza" (S.Camillo)


3. Elementi caratteristici della spiritualitàcamilliana:

-il suggerimento di perseverare sulla "strada dellospirito" (S. Camillo);
- "il luogo teologico" per un buon ministro degliinfermi è là dove gli uomini soffrono;
-il servire gli infermi richiede una costante maturazionedella vita spirituale;
-il servire gli infermi è "il talento"di cui bisogna rendere conto.
ALCUNE INDICAZIONI TEOLOGICHE E STORICHE DI PASTORALESANITARIA
E’ una documentatissima triade di argomenti che evidenzial’agire della Chiesa modellato sull’agire di Cristo: "sono venuto perservire". (Mt.20,28)Sull’esempio del suo fondatore, la Chiesa è tenuta,e lo ha fatto lungo i secoli, a cercare l’incontro con l’uomo, in modoparticolare sulla via della sofferenza" (CfL.1)

1. La Diakonia di Carità
Il P. Spogli sviluppa ampiamente la tesi della diakonia,comesegno della presenza del Regno e come "parte integrante della missionedella Chiesa" (DH 2). "Conseguentementel’agire della Chiesa nel mondo della salute, con la cura pastorale degliinfermi.... costituisce una componente importante per definire la propriaidentità".
Esemplifica e sintetizza i vari aspetti di questa diakonia:

-della Parola: insegnando, predicando, curando;
-della Testimonianza: "il mondo ascolta piùviolentieri i testimoni che i maestri" (EN, 41);
-della Speranza: "chiamati a rendere ragione dellasperanza che è in noi" (1Pt.3,15)
-dei Segni sacramentali: "il polo dell’agire pastoraledella Chiesa pellegrinante" (cfr. LG 7)
-le Opere di Carità: "sempre e per sua naturala carità sta al centro del vangelo e costituisce il grande segnoche induce a credere al vangelo" (ETC)
2. La pastorale sanitaria dal secolo VI al secolo XVII
In questo "studio di ricerca", che corrisponde alla "maturitàletteraria dell’autore", egli intende presentare la "cura animarum"comerealizzatanelle strutture hospitaliere dal VI (anche IV e V) al XVII secolo, nellasperanza di ricevere dalla storia stimoli per rispondere alle nuove sfide.In sintesi è mostrata una comunità cristiana attenta al benespirituale di tutti. Pur non essendo uno "storico", lo Spogli dàprova di dimestichezza con le fonti. Consigliamo di dare un’occhiata allenote.

Viene offerto un flash dall’epoca dei Padri alla finedel primo millennio: S. Basilio, Rabbùllà (monaco del 441),S.Agostino, S. Benedetto. Compiere le opere di misericordia.

Con il sorgere degli Ordini ospedalieri (intorno al XIIsecolo) comincia a configurarsi un’organizzazione sanitaria di rilievo.Sono istituzioni, per lo più laicali, ma con una grande autonomiadi fronte alla giurisdizione episcopale, e con "privilegi" da parte deiregnanti. Addirittura Papa Atanasio V (1154) concede che Chierici e Sacerdotiaiutino i laici nella "cura" degli infermi. Oggi si parla di "attenzionecompleta al malato", di "globalizzazione". Che sia vero il detto : "nientedi nuovo sotto il sole".

E’ con orgoglio che lo Spogli scopre che l’espressione" i malati sono nostri signori e padroni" si trova giànegli Statuti di questi Ordini ospedalieri. (1099). Similmente èdi questo tempo, fino al XVII secolo, il principio che la "cura dei malati"era legata all’ "attenzione spirituale": "quando verrà (all’ospedale)un infermo si riceva in questo modo: prima di tutto dopo aver confessatoi propri peccati al sacerdote riceva religiosamente la Comunione, e doposia messo a letto e ivi........ prima che i frati si rechino a mensa, conogni carità sia rifocillato. secondo le possibilità dellacasa" (L. Brockie, in Spogli...pag.205)

Dal XIII a XV secolo fioriscono numerosi ospedali, "locireligiosi", per iniziativa di confraternite. Tra le "curiositàpastorali" di questi statuti notiamo il dovere da parte dei sacerdoti (cappellani)che "deggano" (devono) amministrare i sacramenti " a petitione",se saranno richiesti. No comment riguardo ai nostri tempi.

Un altro aspetto pastorale, sottolineato dallo Spogliè il concetto di "universitas": tutti, operatori sanitari religiosie laici, sono tenuti a stare accanto agli infermi "solliciti e attenti".

E siamo al tempo di S. Camillo, "animatore di riforme",uno che diede una svolta decisiva all’assistenza sia sanitaria, sia spirituale.Uno che nella contemplazione del Crocifisso aveva imparato ad amare ilmalato come suo "Signore e padrone".

Negli Ordini et modi che si hanno da tenere nelli hospitaliin servire li poveri infermi vengono segnalati e sintetizzati dall’autore:

-una capillare azione di catechesi;
-una preoccupazione et diligentia per l’ anima dell’infermi;
-una diligentia per il momento del "transito": ci siaun "religioso o laico" a ricordare cose spirituali; (una previsionedella futura cappellania ?)


P. Spogli documenta come S. Camillo, dettando delle"Regole" , aveva organizzato una coraggiosa azione pastorale coinvolgendosacerdoti e fratelli nell’azione pastorale. La scuola per le riforme eraper Camillo l’ospedale, la cattedra il malato, la forza ispiratrice "unaffetto materno".
Segue una "Lezione sul sacramento degli infermi: aspettiteologici e pastorali". Commentare a confratelli come il P. Spogliha trattato questo tema rischierei di attirarmi molti "sussurri". E qualcosadi più.

I LAICI

Questo "filone" comprende tre "lezioni" correlate traloro:

-L’operatore Pastorale laico;
-L’impegno cristiano dei laici nel mondo della salute,alla luce della CfL.
-Le associazioni professionali cattoliche:"identitàcristiana del laici nei movimenti di carità.
Riteniamo che dopo gli studi su S. Camillo quello sul "laicato"costituisce il cavallo di battaglia dell’autore. Lo Spogli crede nei laici(almeno !...) e ne sottolinea con passione la dignità battesimalee la dimensione ecclesiale. In queste riflessioni, sorrette da una "ecclesiologiadi comunione", grande intuizione del Vaticano II, è tutto un rincorrersie intrecciarsi di citazioni della Scrittura, dei Padri, del Magistero,vecchio e nuovo, di autori di grande spessore e non. Suggeriamo di scorrerele 108 note.

Ci affidiamo a una sua (dell’autore) sintesi:

-L’azione pastorale è azione di tutta la comunitàcristiana, pur vissuta e realizzata in una varietà di carismi.
-La presenza e la missione dei laici nella vita e nellamissione della Chiesa si configurano con le realtà temporali.
-Il "mondo della salute" è, per quei fedeli laiciche vi operano, "il luogo teologico" per la loro vita e la loro professione-missione.(cfr.Cfl.15 e LG 31-32)
L’esortazione apostolica Christifideles laici, chesi propone di "suscitare e alimentare una più decisa presa di coscienzadel dono e della responsabilità dei laici nella comunione e nellamissione della Chiesa", nelle sue tre chiavi di lettura, biblica,la parabola degli operai della vigna, teologica, la Chiesa èessenzialmente "il Mistero di una comunione missionaria" (19-20) e pastorale,unanuova evangelizzazione, sostiene per la gran parte lo studio dello Spogli.E anche se, a nostro modesto parere, la CfL non ha aggiunto nulla di nuovorispetto al già detto nel Vaticano II, basti pensare ai 150 riferimenticonciliari, di cui 100 alla LG, si comprende che l’Esortazione èun documento che ha ribadito concetti già noti. Allo Spogli il meritodi una esposizione forte soprattutto per quella "ministerialitàglobale", di cui anche i laici fanno parte perchè "sono Chiesa"e non soltanto vi appartengono.

LE SUORE OSPEDALIERE

Ecco una porzione di Chiesa oggetto di una particolare "attenzionepastorale" del P. Spogli: le Suore ospedaliere.
A loro ha dedicato molto in termini sacerdotali, di formazionee guida. Le conferenze qui raccolte sono solo alcune delle tante da luiofferte. Il desiderio di "educare-istruire" motiva queste riflessioni cheriflettono l’insegnamento del magistero, nulla di più nulla di meno.Per questo le invita a "coltivare una rinnovata coscienza ecclesiale",attraverso un rinnovamento culturale, spirituale, di nuovo discernimento,di nuova profezia, nuovo cammino, nuova crescita, nuova missione, nuovoimpegno e nuova speranza.
Chiude ad effetto citando la lettera a Diogneto: "quelche è l’anima nel corpo, questi sono i cristiani nel mondo".

Conclusione:

Come scrittore..... lasciamo la valutazione a migliorie più qualificati critici. Noi ci limitiamo a dirgli un bel grazieper questo lavoro e non solo per questo. Per l’entusiasmo che ha caratterizzatotutta la sua vita di religioso camilliano, di Sacerdote, di docente e conferenzierequalificato e appassionato. Per l’impegno nella "cura animarum" .Per il senso di profezia di cui ha intessuto i suoi giorni perché"sedottodal Signore da Lui si è lasciato sedurre" (Ger.20,7)
Giovanni Aquaro

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