Memoria

deiCamilliani Missionari

 inBurkina Faso

 

La Provincia Camilliana Romana nel contestodelle Celebrazioni della "Giornata Mondiale Missionaria 2003", ha iniziatoa ricordare i suoi Religiosi Missionari in Burkina Faso che hanno donatola propria vita per l'Evangelizzazione con il Carisma proprio di S. Camillo.

Lipresentiamo con una breve schedabiografica in questa pagina.

Poniamo alla riflessionedei nostri gentili Visitatori un Documento del "Magistero Ordinario" dellaChiesa che sancisce il sacrificio di centinaia di Confratelli che nei quattrosecoli di vita dell'Ordine Religioso fondato da San Camillo hanno generosamentefatto dono della propria vita prima di loro, ma che in questo si trovanoiscritti anch'essi.

Lettera del

Cardinale Angelo Sodano
Segretario di Sua Santità

al Superiore Generale dei Camilliani
in occasione dell’istituzione della
«Giornata dei ReligiosiCamilliani Martiri della Carità»

25 maggio 1994



ReverendissimoPadre,
 

ilSommo Pontefice ha appreso con compiacimento che la Consulta del benemeritoOrdine dei Ministri degli Infermi, in ottemperanza alle indicazioni delCapitolo generale, ha istituito la «Giornata dei religiosi camillianimartiri della carità», da celebrarsi ogni anno in tutto l’Ordineil 25 maggio, giorno anniversario della nascita di san Camillo de Lellis.

L’ereditàdella storia e gli impegni attuali, l’ispirazione originaria e il doverosoadeguamento alle mutate condizioni dei tempi (cfr Perfectae caritatis,2), possono trovare una feconda sintesi in questa «Giornata dellamemoria» ed offrire validi motivi di rinnovato zelo nel servizioapostolico e caritativo. E’ importante che anche nella Chiesa di oggi continuia rifulgere in tutto il suo splendore il carisma camilliano che, medianteil quarto voto, consacra a Dio nei servizio ai malati uomini pronti anche«a morire volentieri», quali «forti campioni di Christo,e veri Cavalieri della sua Croce» (S. Cicatelii, Vita del P.Camillode Lellis..., in Viterbo 1615, p. 113).

Attraversoopportune .e diligenti ricerche storiche è stato possibile metterein luce il sacrificio supremo di oltre trecento religiosi di codesta Famiglia- fra i quali figurano sacerdoti, fratelli, chierici, novizi e oblati -vittime di malattie infettive, deceduti a seguito dell’assistenza prestataagli infermi con eroica dedizione, ad imitazione di Cristo che ci ha amatie ha dato la sua vita per noi (cfr Gal 2,20). Obbedendo all’invito di attuaresenza riserve il divino comandamento dell’amore, questi vostri fratellihanno tracciato un cammino che, oltre a costituire un motivo di gloriaper codesto benemerito Istituto, offre anche una eloquentissima testimonianzadi autentico ministero al servizio della salute corporale e della salvezzaspirituale dell’uomo: «Questo è il mio comandamento: che viamiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore piùgrande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici,se farete ciò che io vi comando» (Gv15,12-14).

Il    sacrificio di questi fratelli, spintisi per amore sino al dono totale disé (cfr Ef 5,25), «è anche esaltazione della perfettaumanitàe della vera vita della persona» (Veritatis spiendor,92). L’uomo, infatti, che interraè la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa»,si realizza pienamente solo «attraverso il dono sincero di sé»(Gaudium et spes, 24). Il dono della propria vita, attuato nellaccettazionepaziente della sofferenza provocata dall’irrompere di una prova dolorosa,offre alla comunità ecclesiale ed alla stessa società civileun «annuncio solenne e un impegno missionario usgue ad sanguinem»(ibidem, 93), che contribuisce in modo efficacissimo alla germinazionedel seme del Vangelo.

Il    pieno recupero e la valorizzazione di questa preziosa eredità dellOrdinecamilliano costituisce, pertanto, un annuncio particolarmente significativoanche per l’uomo contemporaneo, disposto a credere «più aitestimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina,più alla vita e ai fatti che alle teorie» (Redemptorismissio, 42).

L’invitodi san Camillo de Lellis ad essere fedeli al quarto voto «etiam pestisincesserit» (Gregorio XIV, Bolla Illius qui pro gregis, 1)risuona inalterato anche nel nostro tempo, in cui nuovi mali, in un diversocontesto culturale, sociale ed economico, postulano la stessa disponibilitàalla testimonianza eroica della carità. La dedizione fino alleroismoè uno degli aspetti qualificanti dell’indole profetica della vitareligiosa che, per sua natura, «meglio testimonia la vita nuova edeterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, e meglio preannunzia lafutura risurrezione e la gloria del regno celeste» (Lumen gentium,44).

Lacelebrazione di questa Giornata, dedicata ai «martiri della carità»,non deve perciò ridursi ad un semplice momento rievocativo, ma diventareoccasione per attingere dal ricordo di questi fratelli un rinnovato entusiasmoche animi, ogni giorno dell’anno, un ministero esposto ai rischi previstio imprevedibili dell’assistenza a chi soffre. In questo modo la vostraFamiglia religiosa offrirà il proprio generoso contributo alla riflessionedi tutta la Chiesa nell’anno in cui l’Assemblea ordinaria del Sinodo deiVescovi si interroga sulla vita consacrata e sulla sua missione nella Comunitàcristiana e nel mondo.

Invocandola celeste protezione della Vergine Santissima, al cui amore materno versoil Figlio sofferente san Camillo volle ispirato il vostro servizio agliammalati, Sua Santità formula cordiali voti augurali affinchéla celebrazione della Giornata della memoria di questi vostri eroici fratelliporti abbondanti frutti spirituali e contribuisca a rinnovare i generosipropositi di imitarne l’esempio. con questi sentimenti il Santo Padre impartedi cuore a Lei, ai Confratelli e a tutti i sofferenti che incontrate nelvostro quotidiano ministero una speciale Benedizione Apostolica.

Card.Angelo Sodano
Segretario di Stato

 


SchedeBiografiche


 

P. Giovanni Palombaro

nato in Bucchianico, cittadina natale del Santo Fondatore, il 24 giugno1948  e passato a Dio il  21 agosto 1993

Fin da Aspirante, e più ancora da Chierico Studente, animòcon zelo iniziative a favore dell’avviata Missione S. Camillo in BurkinaFaso. Qualche anno dopo l’ordinazione Sacerdotale i Superiori gli chieserola disponibilità di andare nella Casa di Formazione di Ouagadougou.
Partì e si dedicò con entusiasmo, anche se nel cuoreaveva una piccola pena: i suoi Genitori, specialmente la Mamma, ne soffrivanotanto per questo distacco.
Abbiamo rintracciato una registrazione di una lunga intervista cherilasciò a “Radio Alfa”, l’emittente libera del Santuario S. Camillodi Bucchianico. Ed è emozionante risentire dalla sua giovane vocel’entusiasmo per la scelta fatta, ma allo stesso momento la sofferenzadell’animo che l’accompagnava per quella dei Genitori. Risalta peròil suo “Amore per i fratelli Burkinabé”, per i quali non sarebbemai tornato indietro.
Lo dove’ fare solo per una sottile e strisciante epatite, manifestatasiin modo drammatico un pomeriggio sull’inizio dell’estate, e giunse in condizioniestreme a Roma. Fu salvato in “extremis” e sottoposto a robuste terapie.Ci si illuse che forse lo si aveva ripreso in tempo perché seguìuna buona reazione tanto che poté ricoprire alcuni servizi nellaProvincia Romana, e presso il “Camillianum”.
Poi però la malattia iniziale si evolve’ in carcinoma al fegatoche ne invase l’apparato digerente, ed iniziò una lenta ma dolorosa“Via Crucis”. Il suo trapasso avvenne nella Vigilia della Memoria Liturgicadella B.V. Maria Regina.
 

 

P. Lino Del Zingaro
nato a Riccia (cb)  il 7 febbraio 1933 e passato a Dio il 25 marzo1996

Responsabile del drappello fondatore della Missione S. Camillo in Ouagadougou,utilizzò tutti doni che il Signore gli aveva dato per piantare benprofonde le radici camilliane.
Non era loquace, ma sempre attento e presente. Niente effusioni, masensibile e premuroso per quanto i Confratelli necessitavano.
E’ stato il Pastore della Parrocchia S. Camillo fino al giorno cheè stato costretto a rientrare in Italia: il sistema renale in “tilt”,e l’inizio di dialisi durata per ben 16 anni.
Un lento ma inesorabile ascendere verso il suo Monte Calvario. Maiun accenno ad atteggiamento di vittima. Silenzioso e sempre impegnato almassimo nella Comunità da dove era partito, “Villa S. Famiglia”in Roma, con la speranza di poter tornare nella sua Burkina Faso.
Siamo testimoni della sua straordinaria accettazione della Volontàdi Dio, e della sopportazione quasi eroica degli indicibili dolori chepercorrevano tutte le fibre del suo corpo specialmente negli ultimi mesi.
Al massimo si sentiva a fior di bocca una sussurrata invocazione alSignore, come il Cristo in Croce. E il passaggio fu sereno, anche se lanaturale contrazione fisica del suo corpo rivelava i tormenti che viveva,chiudendo gli occhi nel giorno che la Chiesa celebra la Festa dell’Annunciazione,l’Incarnazione del Figlio di Dio.


 

P.Celestino Di Giovambattista
nato a massa d’Albe (aq) il 24 aprile 1934 e passato a Dio il 13 ottobre2001

Forte e gentile solo come lo è la gente del suo Abruzzo, allarichiesta dei Superiori accettò con entusiasmo di partire. Primadesignazione fu la formazione dei giovani Studenti Camilliani Burkinabé,poi l’essere Parroco di S. Camillo di Ouagadougou quando il P. Lino lasciò.
Lo si diceva “l’uomo dalle mani bucate e dalla lagrima facile”, perchénon riusciva ad essere freddo e distaccato dinanzi a chi soffriva o piangeva.Una conseguenza naturale per chi vive l’amore per il Cristo che vedevapresente nei fratelli poveri e sofferenti.
I “suoi paesani” lo avevano ben compreso e lo sostennero generosamentenel “progetto evangelico” di solidarietà fraterna e di comunicazionedei beni, e nacquero così due siti residenziali di modeste, ma solidecasette, detti “Massa d’Albe” e “Magliano dei Marsi” per i bisognosi dellasua parrocchia.
Era diventato il “padre degli orfani del SIDA” da quando il terribileflagello si è abbattuto anche su quella popolazione. Ma una manoassassina lo ha tragicamente fermato mentre era in visita ai suoi “fratellicarcerati”.
Ed ancora oggi non si sa il “perché?” è stato fatto scempiodel suo corpo con tanto accanimento. A noi resta solo il meditare che laVolontà di Dio, anche se permissiva del male, è imperscrutabile!Il suo passaggio al Cielo è avvenuto nel giorno Anniversario dellultimaApparizione della B.V. Maria a Fatima, e alla stessa ora della presentazionedei Camilliani nella Cattedrale fatta dal Cardinale Paul Zoungrana nel1966.
 

 

P. Alessandro Toè
nato a Boromò (Burkina Faso) il 2 dicembre 1967
e tornato a Dio il 9 dicembre 1996

E’ il “primo fiore” che la Comunità Camilliana Burkinabéha deposto ai piedi dell’Altissimo. Lo vogliamo presentare cosìcome brilla nel suo “Diario Spirituale” (1990 - 1996):
“Questa malattia Signore, sia il più grande ritiro della miavita in cui apprenda. A conoscerti e ad amarti - ad aver fiducia di Tein tutto - ad abbandonarmi a Te per sempre.
“Fa’, o Signore, che la mia sofferenza sia nascosta e sopportata senzadesiderio di esibizione, né di consolazioni esteriori. Non voglioche attaccarmi a Te.
“Signore, sono pronto a rimettere nelle tue mani la mia vita se tume la chiedi ora. Dammi soltanto il coraggio di abbandonarmi a te. SignoreGesù Cristo, sono debole e ho paura. Voglio che tu venga. Vogliovederti portare la Croce con me.
“Te ne preghiamo Signore, che la Passione del tuo unico Figlio restidavanti ai nostri occhi e ci fortifichi nelle prove.
E’ la preghiera che chiude il suo “Diario”, poi l’epatite B trasformatasiin carcinoma al fegato gli aprì le porte del Cielo nel giorno chenella sua Terra in quell’anno si celebrava l’Immacolata Concezione.