Verso “Sydney 2008” con

due “modelli” per i Giovani

di P. Felice Ruffini, camilliano

 

 

 

Mentre eravamo in attesa del Messaggio del Santo Padre per la “XXIII Giornata Mondiale della Gioventù”, che si celebrerà dal 15 al 20 luglio 2008 a Sydney, Australia, sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni” (At 1, 8), ha attirato la nostra attenzione l’appello che ha lanciato il Papa ai Giovani al termine dell’Udienza di mercoledì 4 luglio 2007.

E segnatamente questo passo: “La Giornata Mondiale della Gioventù è molto più di un evento. È un tempo di profondo rinnovamento spirituale, i cui frutti saranno di beneficio a tutta la società. I giovani pellegrini sono colmi del desiderio di pregare, di essere nutriti dalla Parola e dal Sacramento, di essere trasformati dallo Spirito Santo, che illumina la meraviglia dell'anima umana e mostra la via per essere «espressione e strumento dell'amore che da Lui promana» (Deus caritas est, n. 33). È questo amore, l'amore di Cristo, a cui il mondo anela. Per questo siete chiamati da così tanti a essere «testimoni».

Alcuni di voi hanno amici con poca reale motivazione nella loro vita, forse assorti nella futile ricerca di infinite nuove esperienze. Portate anche loro alla Giornata Mondiale della Gioventù! Infatti, ho osservato che contro l'ondata di secolarismo molti giovani stanno riscoprendo il desiderio appagante di bellezza, bontà e verità autentiche. Attraverso la vostra testimonianza li aiutate nella loro ricerca dello Spirito di Dio. Siate coraggiosi in tale testimonianza! Adoperatevi per diffondere la luce guida di Cristo che conferisce motivazione alla vita intera, rendendo possibili a tutti una gioia e una felicità durature”.

 

Il Messaggio per la “GMG 2008”

Poi il 21 luglio 2007 è stato pubblicato il tanto atteso “Messaggio” di Papa Benedetto XVI, firmato a Lorenzago il giorno precedente [1].

Il “Messaggio” è un magistrale vademecum per giovani, e non più giovani, in cammino verso Sydney. Papa Benedetto XVI scrive che “Volentieri con questo messaggio vi offro un tracciato di meditazione da approfondire lungo quest'anno di preparazione”.

Ed espressamente afferma che “Diventa perciò fondamentale che ciascuno di voi giovani, nella sua comunità e con i suoi educatori, possa riflettere su questo Protagonista della storia della salvezza che è lo Spirito Santo o Spirito di Gesù, per raggiungere questi alti scopi: riconoscere la vera identità dello Spirito anzitutto ascoltando la Parola di Dio nella Rivelazione della Bibbia; prendere una lucida coscienza della sua continua, attiva presenza nella vita della Chiesa, in particolare riscoprendo che lo Spirito Santo si pone come "anima", respiro vitale della propria vita cristiana, grazie ai sacramenti dell'iniziazione cristiana - Battesimo, Confermazione ed Eucaristia; diventare così capace di maturare una comprensione di Gesù sempre più approfondita e gioiosa e, contemporaneamente, di realizzare un'efficace attuazione del Vangelo all'alba del terzo millennio.” (n. 1)

Dalla meditazione all’azione. Il Santo Padre invita al coinvolgimento entusiasta, perché “anche oggi occorrono discepoli di Cristo che non risparmino tempo ed energie per servire il Vangelo. Occorrono giovani che lascino ardere dentro di sé l'amore di Dio e rispondano generosamente al suo appello pressante, come hanno fatto tanti giovani beati e santi del passato e anche di tempi a noi vicini. In particolare, vi assicuro che lo Spirito di Gesù oggi invita voi giovani ad essere portatori della bella notizia di Gesù ai vostri coetanei.” (n. 7)

Un aperto invito alla “Santità del quotidiano ordinario” vissuto straordinariamente sotto l’azione dello Spirito Santo.

 

Due giovani “modelli” della nostra terra d’Abruzzo

Tra quei “tanti giovani beati e santi anche di tempi a noi vicini”, anche se in attesa di essere ufficialmente riconosciuti, qui nel territorio Ecclesiastico della Chiesa che è in Chieti, ne abbiamo due: Nicola D’Onofrio giovane religioso camilliano della vicina Villamagna, e Dino Zambra giovane laico del capoluogo. Brevemente questi i dati biografici.

Dino, nasce in Chieti il 12 marzo 1922 dal Barone Gerardo Zambra e da Elena de Giorgio, e chiude la fase terrena il 3 gennaio 1944 in un Ospedale di Lecce, nel compimento del servizio militare, a 22 anni da compiere. Riposa nella Abbazia di S. Maria Arabona, nel territorio di Manoppello.

Nicolino, viene a questo mondo il 24 marzo 1943 in Villamagna da Giovanni D’Onofrio e da Virginia Ferrara, e conclude il cammino terreno il 12 giugno 1964 a Roma, nel Seminario Camilliano romano, a 21 anni e tre mesi. I suoi resti mortali attendono la Risurrezione nelle adiacenze della Cripta del Santuario S. Camillo di Bucchianico.

La constatazione immediata è quella della provvidenziale coincidenza del passaggio del “testimonio” tra i due.

Il “primo” è un Barone. Il “secondo”, come lui stesso scrive nel “Diario” nel ringraziare Dio per averlo chiamato al Sacerdozio, si dice essere “un rozzo contadinello”.

Nicolino è un figlio di San Camillo della vicina Bucchianico, dove sconfina per un largo appezzamento la proprietà del “Casale D’Onofrio” sito in Contrada Pian di Mare.

Dino è imparentato con San Camillo! Lo storico camilliano P. Mario Vanti di v.m., scrive nel presentare un prezioso Documento con firma autografa del Santo, che “Il Barone Gerardo è figlio di Margherita de Lellis (in Zambra) sorella del barone Camillo de Lellis, padre di Teresa e Francesca de Lellis-Drago” (Scritti di S. Camillo, Ediz. Camilliani, Roma 1965, p. 147, nota 1).

Alla morte del Barone Gerardo il “Documento reliquia” è stato donato al Santuario San Camillo di Bucchianico.

 

“Servi di Dio”

I nostri due giovani hanno percorso il primo tratto di cammino verso il riconoscimento ufficiale della Chiesa di aver vissuto “eroicamente le virtù cristiane” nel breve spazio delle loro vite terrene a loro concesso da Dio.

Infatti Servo di Dio è il titolo che la  Chiesa assegna, post mortem, a persone che si sono distinte per la santità di vita o l'eroicità delle virtù, e per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione.

Dino – Il “Processo Diocesano Teatino” è stato riconosciuto valido dalla Congregazione per le Cause dei Santi il 17 aprile 1998. Ne cura la “Causa” la Postulazione Generale dei Salesiani.

Per una più ampia conoscenza di questo giovane invitiamo a visitare i siti web a lui dedicati che riportiamo in calce [2].

Nicolino – Il suo “Processo Diocesano Romano” è stato riconosciuto valido dalla “Congregazione” vaticana il 20 aprile 2007. Lo patrocina la Postulazione Generale dei Camilliani.

Nella parte a lui dedicata in questo nostro sito, si può allargare la conoscenza della sua straordinaria vita.

Ma chi è il Servo di Dio? Ecco alcuni passaggi della Costituzione Apostolica Divinus Perfectionis Magister, emanata da Giovanni Paolo II di s.v.m. il 25 gennaio 1983:

«Il Maestro divino della perfezione e il modello, Cristo Gesù, che insieme al Padre e allo Spirito Santo «unico santo», amò la Chiesa come una sposa e diede se stesso per lei, per santificarla e renderla gloriosa ai suoi occhi. Pertanto, dato il precetto a tutti i suoi discepoli, affinché imitassero la perfezione del Padre, inviò lo Spirito Santo su tutti, che li muova internamente, affinché amino Dio di tutto cuore, e affinché si amino reciprocamente, allo stesso modo in cui lui li amò (…)

“Dio sceglie in ogni tempo un gran numero di questi che, seguendo più da vicino l'esempio di Cristo, offrano una gloriosa testimonianza del Regno dei cieli con lo spargimento del sangue o con l'esercizio eroico delle virtù (…)

“Considerando la vita di quelli che hanno fedelmente seguito Cristo, per una tale insolita ragione siamo incitati a ricercare la Città futura e ci è insegnata una via sicurissima attraverso la quale, tra le vicende del mondo, possiamo arrivare alla perfetta unione con Cristo o, per dir meglio, alla santità, secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno.

“Senza dubbio, avendo una tal moltitudine di testimoni, attraverso i quali Dio si fa presente a noi e ci parla, siamo attirati con grande forza a guardare il Regno suo nei cieli. La Sede Apostolica, accogliendo i segni e la voce del suo Signore col massimo timore e docilità, da tempi immemorabili, per il gravoso compito affidatole di insegnare, santificare e reggere il Popolo di Dio, offre all'imitazione dei fedeli, alla venerazione e all'invocazione gli uomini e le donne insigni per lo splendore della carità e di tutte le altre virtù evangeliche e dopo aver condotto i debiti accertamenti, dichiara con un solenne atto di canonizzazione che essi sono Santi o Sante.»

 

 “Conoscenza personale dello Spirito Santo”

Nel “Messaggio” il Papa invita “ad approfondire la conoscenza personale dello Spirito Santo. Nella nostra professione di fede proclamiamo: «Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio» (Simbolo di Nicea-Costantinopoli). Sì, lo Spirito Santo, Spirito d'amore del Padre e del Figlio, è Sorgente di vita che ci santifica, «perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Tuttavia non basta conoscerLo; occorre accoglierLo come guida delle nostre anime, come il "Maestro interiore" che ci introduce nel Mistero trinitario, perché Egli solo può aprirci alla fede e permetterci di viverla ogni giorno in pienezza. Egli ci spinge verso gli altri, accende in noi il fuoco dell'amore, ci rende missionari della carità di Dio.” (n. 5)

 

Nicolino lo ha fatto seriamente e profondamente. Lo si trova scritto suo Diario: “Noi abbiamo un ospite tanto sconosciuto: lo Spirito Santo. E' una presenza reale come quella di Gesù stesso perché lo Spirito Santo è una persona della SS.ma Trinità come il Padre e come il Figlio. Ora noi spesso diciamo che lo Spirito Santo è il Santificatore; perché? La Teologia ci dice che al Padre appartiene l'onnipotenza, al Figlio la sapienza, allo Spirito Santo la bontà, pur essendo tutte e tre le Per­sone onnipotenti, sapienti e buone.

Ad ogni Persona si attribuisce poi un compito specifico pur essendo questo compito di ciascuna in particolare. Allora noi diciamo che il Padre ha creato, il Figlio ha redento e lo Spirito Santo santifica. Noi diciamo che lo Spirito Santo santifica perché appunto la nostra santificazione è un effetto della bontà di Dio. Siccome la bontà è specifico dello Spirito Santo, diciamo che Lui è il Santificatore. Notiamo però, alla nostra santificazione concorrono tutte (e) tre le divine Persone.

Lo Spirito Santo entra nella nostra anima, la spazza, la prepara per bene; poi prende i meriti della redenzione operata dal Figlio, e ce li applica: ci santifica (…)

Ecco quindi le strabilianti realtà! Quando noi siamo in grazia è la SS.ma Trinità che abita in noi e lo Spirito Santo lavora, lavora per darci la santità. Invece noi tante volte non ci pensiamo affatto.

Lo Spirito Santo è quello che ti dà la possibilità di santificazione, anzi è Lui stesso che opera in noi questa santificazione ed invece resta il "divino Sconosciuto". Se pensassimo un po' di più a questo Benefattore!

Comprendo ora chi è questo Spirito Santo, grazie Gesù di avercelo mandato. D'ora in poi cercherò di amarlo tanto perché mi faccia diventare davvero un santo.”

 Ha vissuto ed esperimentato quanto Gesù ha promesso, che “lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho insegnato” (Gv 15, 26). Un cammino mirabile di un giovane in cammino verso il Sacerdozio, sotto la guida di esperti maestri dello spirito, che ha penetrato in profondità le verità fondamentali della nuova vita che ha ricevuto in dono col Battesimo.

 

Del giovane Dino non abbiamo per ora uno specifico testo. Ma da quanto viene scritto in occasione della Celebrazione del suo ottantaseiesimo anno dalla nascita, posticipata al 1° giugno 2006, il suo agire senza alcun dubbio è in quella direzione.

Riportiamo un passo prelevato dal sito web www.dinozambra.it, raccomandando al nostro gentile visitatore di ricercare più ampia documentazione presso la Postulazione Generale dei Salesiani:

“…il Diario è la «storia di un’anima» che cerca Cristo, che vuole mettersi alla sua sequela, che si sforza di coniugare la vita che tutti i giovani del suo tempo vivono – studio, rapporti con amici, parenti, impegni di volontariato, cura degli affari di famiglia, primo palpito d’amore per una compagna di studi – con l’anelito alla perfezione, la ricerca tenace di quanto possa rendere la sua giornata più gradita al Signore.

Nella linearità delle intenzioni e nella semplicità dello scritto, si ritrovano però filoni diversi e tutti estremamente intriganti, nella loro modernità e nella loro capacità di parlare a tutti, e soprattutto ai giovani, oggi come al tempo nel quale esso fu redatto: la complessità dell’animo del giovane trova nel Diario una straordinaria forza comunicativa, in cui i diversi fili del tessuto della vita si intrecciano in un arazzo che dà la visione di una «straordinaria ordinarietà» perché anche le vicende più apparentemente banali trovano una chiave di lettura che passa attraverso il desiderio di fare prima di tutto e soprattutto la volontà del Signore.”

Di lui, chi lo ha conosciuto, scrive: “Qual è il mio programma massimo? Instaurazione del Regno di Dio sulla terra. «Adveniat regnum tuum». Se Cristo ci fa pregare così, questo giorno verrà. Le nazioni rette secondo i principi cristiani, i rapporti tra i popoli regolati dalla carità, dalla mutua comprensione, senza inciampare in tante piccole questioni, e in ogni nazione, la religione rispettata e amata eseguita da .tutti, la famiglia rispettata, le classi avvicinate, l’autorità conciliata con la libertà”.

Ed è altamente significativo che nel momento del trapasso la Suora che lo assisteva chiamò altri ad assistere al trapasso di un giovane “che aveva il Paradiso negli occhi”.

Sul sito a lui dedicato “È disponibile il Diario di Dino Zambra nell'edizione 1999 in formato digitalizzato pdf  che i soci potranno scaricare gratuitamente dalla sezione download. Sono disponibili pochissime copie del medesimo, in formato cartaceo che può essere richiesto nella sezione contatti.

 

In attesa nel Cenacolo “con Maria, la Madre di Gesù” (At 1, 14)

Così termina il Santo Padre il suo Messaggio: “Maria, unita in preghiera agli Apostoli nel Cenacolo, vi accompagni durante questi mesi ed ottenga per tutti i giovani cristiani una nuova effusione dello Spirito Santo che ne infiammi i cuori.” (n. 8)

Nella sua esperienza di Dio Nicolino stabilì con la Madre del Verbo Incarnato un rapporto intenso e altamente filiale. Non è un sentimento o una pia devozione. E’ un portarla al di dentro della propria esistenza.

Così scriveva negli anni della sua formazione nel Seminario camilliano: “Mamma mia SS.ma, insegnami tu la strada, ma so­prattutto, della conoscenza del fine, fa che io sia coe­rente con me stesso. Io sono uscito da Dio ed a Lui devo tornare, ma per quale strada? Come potrò raggiungere di nuovo il Signore attraverso questa valle di miserie? Cercherò di fare la volontà di Dio momento per momento do­mandandomi «che vuole ora Dio da me?».”

Nel suo animo l’Imma­co­lata Madre di Dio la­vorò intensamente, e forse fece an­che sentire la sua presenza se scrisse così: “Siamo giunti alla fine di maggio. Come debbo ringraziare la Madonna santa. In questo mese in particolare mi si è fatta sentire vicinissima. Quasi continuamente ho avuto la sua presenza al mio fianco. Che gioia è stata per me! Sì Maria cara, grazie con tutto l'affetto di cui è capace il mio povero cuore... Sono tuo figlio, ne sono sicuro. Mamma, ti amo... vorrò amarti sempre... poi oh come vorrò baciarti teneramente lassù in cielo...”

Non è un pio sentimento superficiale, ma una profonda dimensione esistenziale. Nicolino inserì la B.V. Maria al di dentro della propria esistenza, così come Giovanni Paolo II di s.v.m. nella sua Lettera Enciclica Redemptoris Mater scrisse dell’atto d’amore estremo del Crocifisso Redentore nel lasciarci tramite S. Giovanni la Sua Madre: “…il cristiano, come l’apostolo Giovanni accoglie «fra le sue cose proprie» la Madre di Cristo e la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore, cioè nel suo «io» umano e cristiano: «La prese con sé».”(n. 45)

E in nota precisa: “Come è noto, nel testo greco l’espressione eiV ta idia va oltre il limite dell’accoglienza di Maria da parte del discepolo nel senso del solo alloggio materiale dell’ospitalità presso la sua casa, designando piuttosto una comunione di vita che si stabilisce tra i due in forza delle parole del Cristo morente: egli la prese con sé non nei suoi poderi, perché non possedeva nulla di proprio, ma tra i suoi doveri, ai quali attendeva con dedizione” (n. 130).

Una verità e un mistero che nella Chiesa sono presenti fin dai tempi antichi, e che il Concilio Vaticano II afferma “E questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunziazione e mantenuto senza esitazione sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti.” (Lumen Gentium, 62)

Che in Nicolino fosse presente questa comunione di vita lo si riscontra in molti passi del suo Diario. Ci piace riportare alcuni passi della poesia di S. Teresa del B.G., “Il mio canto d’oggi”, che lui tradusse dall’originale francese e che ci suggerisce vivesse la profezia della brevità del suo giorno su questa terra:

 

“La mia vita è un'istante, un'ora passeggera,

un attimo che mi sfugge e se ne va.

Per amarti sulla terra, ben lo sai, mio Dio,

non ho che oggi!

Presto dovrò vederti sulla sponda eterna,

o Pilota divino, la cui mano mi dirige!

Sopra le onde tempestose guida tranquilla la mia piccola nave

solo per oggi!

Immacolata Vergine! Tu dolce Stella

che illumini Gesù e a Lui mi unisci

Mamma! sotto il tuo velo lascia che mi nasconda

solo per oggi!

 

Chiudiamo questa breve riflessione dedicata ai nostri “due giovani modelli” ancora con una selezione estratta dal Diario di Nicolino, E’ una poesia scritta in occasione della Professione temporanea di un Religioso Fratello camilliano, celebrata nella Comunità di Loreto il 21 novembre del 1962 in Loreto:

 

“Scendeva la sera sulle pallide case...

ed io ti guardavo dal mio letto, stanco.

Quanta quiete intorno, quanta pace

mentre la natura si addormentava.

Si levarono lievi e soavi

i rintocchi dell'Ave. Come era dolce

e malinconico quel suono,

come sembrava venir da lontano (…)

Passavi come ogni giorno anche quella sera

per ricordare al mondo l'amore... la pace.

Mi sembravano i battiti del tuo cuore

che mi salutavano.

Ave Maria, Madre mia, a te dono

il mio cuor, a te l'anima mia.

Ave Maria, Ave Maria…” [3]

 

Quel “ti guardavo dal mio letto stanco” non era lontano dall’avverarsi. Così si preparava all’incontro col Signore del 12 giugno 1964 col canto quotidiano del dono totale di se:  “Ave Maria Madre mia”.

Sì, a ben ragione quanti assistettero all’addio da questo mondo di  Nicolino e di Dino, videro che  “avevano negli occhi il Cielo”.

 

* * * * *

 

1 Il “Messaggio” del S. Padre per la “XXIII Giornata Mondiale dei Giovani  2008” è consultabile sul sito ufficiale del Vaticano, http://www.vatican.va nella sezione propria.

2 Siti web dedicati a Dino Zambra

www.dinozambra.it

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93373
http://www.arabona.it/lassociazione_home.html

http://www.divittoeditore.com/special/Dino Zambra/la_storia_di_dino_zambra.htm

 

3 Particolare della Pala d’Altare “La Sacra Famiglia”, del pittore Giuseppe Catani di Prato, posta sull’altare della Chiesa del Seminario camilliano romano, dinanzi alla quale Nicolino prega quotidianamente.