unsanto per chi soffre
| Bucchianico- 25 maggio 1550 * Adolescenza * Mercenario della morte * Affamato e mendicante * Sulla via di Manfredonia * Una misteriosa piaga * Notte di ferragosto 1582 * Il Crocifisso * Sacerdote in eterno * I Servi degli Infermi * La Croce Rossa * Nella sua terra * Carità travolgente * | Angelodi Carità * Scuola Infermieri "ante litteram" * Dalla parte di Dio, cioè dell'emarginato * I "tordi" di Padre Camillo * Pioniere sanitario * Sui campi di battaglia * Capitano d'eroi anonimi * Pellegrino della Carità * La B.V. Maria nella sua vita * E giunse anche la sua notte * Glorificazione * Nei secoli "Nova Schola Charitatis" * La sua Spiritualità * |
*BUCCHIANICO- 25 MAGGIO 1550
Sulla strada che daChieti s'inoltra nell'Abruzzo montano alle falde della Maiella, su unadelle tante colline che dal dorsale appenninico centrale si sciolgono infertile pianura sulla sabbia dorata dell'Adriatico, c'è Bucchianico:un piccolo centro agricolo, appollaiato a 371 m.s.m., che deve la sua nascitae crescita ad alcune polle di acqua, risalente per capillarità dalsottosuolo arenario poggiato su compatto pacco argilloso profondo migliaiadi metri.
Alcuni autori scrivono che l'origine si deve a gente di Buca, un piccolocentro marinaro adriatico, rifugiatisi quassù nel IX secolo, dopocruenti attacchi dei Saraceni.
Forsela vera storia sono proprio quelle polle di acqua, ancora oggi esistenti,che suggerirono a stanchi viaggiatori di porre le prime costruzioni duratureaccanto alle capanne di miti pastori qui di stanza coi loro armenti, interessatia rifornire l'importante antico centro di Teate - a pochi chilometri -e rifocillare all'inizio o al termine d'un viaggio, chi per affari o peraltre motivazioni s'avventurava sulla strada Marrucina. Alcune monete coniscrizioni romane del console Lucio Calpunio Pisone, vissuto nel 136 a.C.,autorizzano a concedere che già a quei tempi quassù c'eraqualcuno stabilmente.
Lospettacolo è stupendo, per chi ha tempo di guardarsi intorno: adest l'Adriatico con una lunga lingua di azzurro mare, a sud la Maiellacoi suoi 2793 metri, ad ovest la catena degli Appennini Centrali, e a nordovestil Gran Sasso che mostra la faccia della "bella addormentata" e i picchiinnevati a 2914 metri.
E' in questo borgo che nasce Camillo de Lellis il 25 maggio del 1550,mentre sulla piazza si sta preparando la parata militare per la "Sagradei Banderesi". Una festa popolare che cerca di rivestirsi di nobiltàagganciandosi ad un fatto d'armi contro la vicina Chieti, fondendo storia,religione e fantasia popolare in una gioiosa festa dai mille colori.
Papà Giovanni, discende dall'antica e nobile famiglia romana"Lellia",èuno dei mille minori capitani di ventura, sempre a zonzo per l'Italia frazionatain Principati e micro-Stati.
La mamma, Camilla de Compellis, anch'essa proveniente da famiglia benediLoreto Aprutino - un piccolo centro poco distante a nord - ha circa 60anni quando dà alla luce questo secondo figlio, a molti anni dalprimo morto ancora piccolo.
Lo fa nascere nella stalla che è sotto casa, quale atto religiosodi ringraziamento e di supplice preghiera per il nascituro, sognato piùvolte prima del parto - con una croce rossa sul petto e un vessilloin mano con medesimo segno - a capo d'una interminabile schiera di bimbicrocesegnati anch'essi, ritenuto questo un preavviso di sventure e di scelleratezzedel figlio in arrivo.
*ADOLESCENZA
Potrebbe essere unbambino come tanti, se non fosse per l'esagerata irrequietezza e la staturafuori della norma.
Far parte d'una famiglia che conta in paese, gli permette il lussodi un precettore per imparare a leggere e a scrivere. Ma la lontananzadel padre per le imprese militari, e l'anzianitàdella mamma, loportano a marinare spesso la scuola e a seguire i più scavezzacollicoetanei.
A 12 anni abbandona libri e penna, e diviene il capobanda incontrastatodei "più vivaci", sempre alla ricerca di nuove azioni interessanti,a scapito dei più pazienti e dei più deboli.
La tranquilla vita del borgo è rotta di tanto in tanto dallecomitive di passaggio, e dal movimento che si crea attorno alla piccolacorte del Principe Caracciolo di Santobuono.
Racconti e vanterie che circolano inevitabilmente in queste situazioni,accendono la già ribollente fantasia dell'adolescente Camillo, chesi sente addosso alquanto stretta l'aria del borgo natale.
Rimuginando l'antica nobiltà del suo casato, che beve avidamenteda capitan Giovanni e da Madonna Camilla - che tenta così di scuotergliil senso dell'onore e della dignità personale - si carica d'unafebbre perniciosa di conquista di potere e primato, che lo spinge al giocodelle carte e dei dadi perdutamente fino al punto di essere piùvolte cacciato da casa: è la droga del suo tempo!
Col gioco non imbrocca, mentre si fa apprezzare nella recita di "EgloghePastorali". Felice memoria e prontezza d'ingegno, fanno preferire la suacompagnia e la sua guida nelle lunghe interminabili giornate, senza altreinteressanti motivazioni.
Tutto lascia presupporre che il sogno della croce sia una esattaprofezia. Ed è con questa spina nel cuore che mamma Camilla muore,lasciando Camillo a 13 anni, ribelle e sbandato, solo con se stesso e isuoi ardui problemi.
*MERCENARIO DELLA MORTE
O lavorare i campio menar le mani nelle Compagnie di Ventura! Capitan Giovanni de Lellisè inflessibile, e Camillo - al quale zappa e Bucchianico non èche dicono futuro travolgente - opta per la seconda soluzione e parte colpadre alla ricerca del suo primo soldo.Ha 18 anni.
Appena il tempo di introdurlo nel mestiere delle armi, che papàGiovanni muore a S. Elpidio a Mare nelle Marche in casa di amici, e vienesepolto in terra straniera.
A lui non resta altro che iniziare il vagabondare da una corte all'altra,da una compagnia all'altra - sempre quella più famosa per i giocatoridi carte! - alla ricerca di un posto al sole tra i mercenari della morte,vendendola propria pelle solo per il denaro e l'ambizione d'un passo avanti nellacarriera, incurante se a pro o contro la giustizia.
Un triste peregrinare che lo porta a Zara, a Corfù, in Dalmazia,a Tunisi e spesso ad un passo dalla morte. Assaggia la solitudine e losconforto dell'emigrato in terra straniera, lontano dalla sua gente e dalsuo habitat naturale, sempre incerto sul domani.
Mai con un quattrino in tasca. Il tarlo del gioco lo spoglia puntualmentee lo spinge a gesti inconsulti, fino al rischio d'un duello che viene sospesosolo con la minaccia di morte anche per il vincitore da parte del SergenteMaggiore della Compagnia. Altra volta a togliersi la camicia per darlaal vincitore sulla pubblica via, a Napoli nella viuzza di S. Bartolomeovicino al porto, dopo aver buttato sul tavolo da gioco archibugio, spada,cinturone e i fiaschi delle polveri: iella o eterno pollo di turno? Forsesolo frenetica passione di affermazione che annebbia il cervello e nonpermette freddo e calcolato ragionamento.
*AFFAMATO E MENDICANTE
Una vita insulsa, consegni da finale catastrofico: il sogno della croce forse aveva anticipatoil vero!
Ma c'è il momento di Dio che passa nella storia di ogniuomo a sovvertire le umani previsioni.
Ridottoad elemosinare dinanzi alla Chiesa di S. Domenico di Manfredonia - la mattinadi S. Andrea del 1574 - viene invitato dal signor Antonio di Nicastro afare da manovale presso il Convento dei Cappuccini, dove sono in atto lavoridi ammodernamento. Avrebbe trovato alloggio e un modo dignitoso per sfamarsi,e in più, visto che aveva addosso solo panni estivi, un riparo sicuro.
Non è una scelta facile, anche perché c'è un amico,un certo Tiberio da Siena, dal quale oltre che per riconoscenza, èdipendente per debolezza.
Un po' di incertezza... qualche contrasto, e poi rompe definitivamentecon lui, e va dai frati Cappuccini. Se non altro il pezzo di pane èassicurato, e poi forse può così in un certo senso tacitarela coscienza su un certo voto di farsi frate - emesso in momenti di pericolo- e riconfermato in stati di sconforto.
E' la sua salvezza: la sensibilità d'un vecchio per un giovaneemarginato e allontanato da tutti gli altri, l'ha salvato forse da un fallimentodefinitivo, e l'ha avviato sulla via della vera grandezza.
Viene accolto da P. Francesco da Modica, che gli affida due asini pertrasportare pietre, calce e acqua ai muratori. Comincia a malincuore ilnuovo lavoro; più d'una volta sente la tentazione di scannare gliasini e fuggire.
Conserva sempre le carte, e qualche partita la fa ancora, giocandosiil misero scudo mensile che riceve come paga, perdendolo puntualmente.
Gli abiti sono agli estremi e il freddo morde ogni giorno di più,i Cappuccini gli offrono del panno per saio. .. Ma lui rifiuta decisamentetemendo per la propria libertà, che già sogna lanciata nellaprossima primavera alla conquista di nuove imprese militari.
Freddo e solitudine però lavorano silenziosamente, e la pacee la gioia francescana col canto dolce del coro nella notte, hanno giàiniziato lo sfaldamento del ribelle.
*SULLA VIA DI MANFREDONIA
1 febbraio 1575: Camillocon somaro e ceste contenenti "una soma di tagliolini" parte allavolta di S. Giovanni Rotondo, destinazione Convento di S. Maria delle Grazie,per cambiarli in buon vino. Il momento di Dio per Camillo, vieneda un fraterno scambio tra due Comunità di Frati Cappuccini.
Arriva sul tardi pomeriggio. Scaricato il somaro, rifocillato da unbuon pasto, inizia col Guardiano del Convento P. Angelo, un colloquio decisivopasseggiando sotto il pergolato spoglio dell'orto.
Lenta e dolce la voce del vecchio frate parla di Dio e della vita dell'uomo:"Dio è tutto, il resto, tutto il resto è nulla! Salvare l'animache non muore, è l'unico impegno per chi vive una vita breve e sospesacome quella dell'uomo sulla terra. . . ".
Il gigante composto per metà d'orgoglio e l'altra di testardaggine,comincia a sgretolarsi. Non parla, ma il suo cuore è commosso ein tumulto.
Passa la notte in bianco. Al mattino - 2 febbraio festa della Purificazionedella Vergine Maria - dopo aver ascoltato la Messa e ricevuto la candelabenedetta, saluta P. Angelo raccomandandosi alle sue preghiere e ripartecol suo somaro verso Manfredonia.
La luce tenue e rossastra del primo sole, si rifrange sulle cime pietrosedel Gargano, e illumina la strada tortuosa che s'impenna per tuffarsi poiverso il mare, attraverso un'orrida valle.
La brina gelata e qualche chiazza di neve negli angoli remoti, e ilcanto misterioso del silenzio gli materializzano il freddo e la morte cheabitano nel suo cuore.
Martellanticome gli zoccoli dell'asino sul pietrisco, gli risuonano nella mente leparole di P. Angelo: "Dio è tutto... il resto è nulla...".
E' questione di attimi, poi Camillo si ritrova singhiozzando come unbimbo - inginocchiato tra le pietre che spuntano tra cardi e rovi - e gridaa Dio percuotendosi con violenza il petto:
"Signore ho peccato! Perdona a questo peccatore! Misero e infeliceme, che per tanto tempo non ti ho conosciuto, mio Dio, e non ti ho amato! Dammi tempo di fare penitenza e di piangere a lungo i miei peccati, finoa lavare con le lagrime ogni macchia di essi... non più mondo...non più mondo!".
La Grazia questa volta ha vinto. E' caduta finalmente su terreno fertilee disponibile. Troppe volte nel passato Camillo aveva fatto il sordo! Mail Signore non l'ha abbandonato ed è ripassato bussando alla suaporta.
Ha 25 anni e deve ricominciare daccapo. La Chiesa celebra l'Anno Santoe dona il perdono generale.
*UNA MISTERIOSA PIAGA
Rientrato al Conventodi Manfredonia, Camillo immediatamente si reca dal P. Guardiano e candidocandido gli chiede il saio francescano.
Qui nessuno vuol credere alla conversione! Ma la vita esemplare e duraintrapresa, convince anche i più restii.
La ricostruzione inizia sulla scia di Francesco d'Assisi. Ottiene l'Abitoe il nome di Fra Cristoforo, ma ben presto viene soprannominato Frate Umile.
Una pace e gioia infinita scendono nel suo cuore, e già pensadi finire i suoi giorni nel nascondimento e nell'oblio, per controbilanciareil tempo dell'orgoglio e della violenza.
E' un gigante, coi suoi 2 metri e passa di statura, ma fragile ai piedi.Da anni una misteriosa piaga al piede destro lo tormenta fisicamente epsicologicamente, frenando di tanto in tanto la sua cavalcata fantasiosatra i potenti del mondo. Addirittura una volta l'aveva costretto a ricoverarsipresso l'Ospedale S. Giacomo di Roma, alla ricerca di una soluzione, equi qualche miglioramento l'aveva raggiunto, anzi - per allungare le cure- aveva accettato di passare tra gli inservienti di corsia.
Non era stato un esempio di carità e di altruismo: maltrattamentiai malati e quel dannato vizio delle carte, che di notte - facendogli abbandonareil servizio - lo portava tra i barcaioli del vicino Porto di Ripetta sulTevere, lo avevano fatto cacciare via in malo modo, un giorno che finalmenteera stato scoperto il corpo del reato - le carte - sotto il cuscino.
Oggi quella stessa piaga, sotto lo sfregare del ruvido panno francescanosi riapre, e lo costringe a lasciare il noviziato di Trivento per avviarloancora verso Roma - al S . Giacomo - nel tentativo di metterci un rimediodefinitivo, sottoponendola ad una più intensa cura.
Anche qui si stenta a credere alla sua conversione. Ma questa èla realtà che s'impone a tutti per la Fede e la Carità conla quale è vissuta.
I Dirigenti dell'ospedale ben presto lo nominano Maestro di Casa,sperandoche rinunzi definitivamente a rientrare tra i Cappuccini, e si stabiliscaper sempre lì.
Ma Camillo, nonostante il parere contrario del suo confessore - S.Filippo Neri - riparte ancora una volta deciso a soddisfare il voto emessopiù volte.
Abbruzzese, Camillo è accolto questa volta nel Convento di Tagliacozzo,e riveste il nuovo saio. Solo pochi mesi, ed ecco la piaga del piede sanguinacome non mai.
E' la fine della sua esperienza tra i Cappuccini!
Quando Dio chiama per un servizio specifico tra il suo popolo, ancheuna banale occasione è un suo segno.
Così a metà ottobre del 1579, Camillo è di nuovoa Roma, e per sempre questa volta. Entra come uno dei tanti pellegrinialla Città Eterna, e si confonde un po' tra la babilonia di cavalieri,principi con cortei, e pellegrini salmodianti.
Al S. Giacomo lo accolgono con festa e lo rimettono a fare il Maestrodi Casa. E' la terza volta che torna in Ospedale, e ci torna col passatoche gli pesa e ancora lo fa soffrire, e col presente incerto e amaro, quasiDio lo voglia punire non facendo trovare ora, pace e serenità allasua anima assetata solo di Lui.
Torna in quel luogo di dolore con la speranza di trovare ancora qualcunoche ha bisogno delle sue premure, e vi rientra con rispetto e devozionecome in un Santuario, deciso a farne il suo personale Convento:
"Poiché Dio non mi ha voluto cappuccino, né in quellostato di penitenza, dove tanto desideravo di stare e di morire, èsegno che mi vuole qui al servizio di questi suoi poveri infermi", e situffa a capofitto a vivere tutto e solo per gli altri.
*NOTTE DI FERRAGOSTO 1582
L'esplosione di gioiadei malati ancora lì dopo l'ultima sua partenza, gli risuona costantementenegli orecchi: è il premio più bello che cancella ormai ilperiodo nero del licenziamento, perchè di "molto terribile cervello",litigioso,ostinato al gioco, malvagio verso i deboli.
Conosce dal di dentro il marcio che dilaga in quell'ospedale e spazzavia ogni sentimento umano!
Col suo ritorno le cose cominciano ad andare meglio; tutti lo temonoe non osano contestarlo perché è sempre in prima linea, elotta per la giustizia. Non teme neanche di contrastare chi siede in altoe lo vorrebbe complice in affari poco puliti, come quando rifiuta decisouna partita di grano avariato, che un pezzo grosso dell'amministrazionesollecita ad accettare invitandolo a chiudere un occhio: niente da fare,per i suoi malati le derrate alimentari devono essere di prima scelta.
E'la notte di ferragosto del 1582. Camillo veglia i suoi malati in corsiae pensa. . . Impossibile ottenere di più dagli inservienti arruolatisolo per i soldi, e tra i quali molti sono dei veri avanzi di galera.
L'affanno pesante di tanti corpi martoriati, che stentano a conciliareil sonno reso più difficile dal caldo soffocante della notte romana,lo portano lontano... lontano da quella crudeltà e da quelle finestreche lo videro coinvolto e corresponsabile nella medesima disumana dimensione...e pensa a Dio, al suo Amore Misericordioso che - attraverso la sofferenzad'una misteriosa piaga al piede - l'ha inchiodato alla sua Passione attualizzatanei corpi febbricitanti di gente mai vista, e che implora un atto d'amoreper la salvezza dei fratelli...
E Camillo avverte per la prima volta, in quel preciso momento dellanotte, la Volontà di Dio, quella vera che l'ha portato làattraverso una serie di circostanze inspiegabili:
"Instituire una Compagnia d'huomini pij et da bene che non per mercedema volontariamente e per Amor d'lddio servissero (gli ammalati) con quellacharità et amorevolezza che sogliono far le madri verso i loro proprjfigliuoli infermi".
E' l'inizio d'un nuovo carisma nella Chiesa di Dio, che spunta conle prime luci dell'alba, mentre il campanone di Castel Sant'Angelo salutai pescatori che rientrano via Tevere, col carico d'una pesca sempre piùpovera.
*IL CROCIFISSO
Almattino parla del suo programma ai pochi che lo possono capire. Sono quattrooperatori sanitari e il Cappellano dell'ospedale: Bernardino Norcino, CurzioLodi, Lodovico Altobelli, Benigno Sauri e Don Francesco Profeta.
Un gruppo spontaneo, come lo chiameremmo oggi, che si coagulasubito attorno al grande Crocifisso che Camillo ha ricevuto in dono tempoaddietro, e trova il momento forte della giornata nella preghiera e riflessionecomunitaria della Parola di Dio.
Chivuole cambiare il proprio ambiente, proponendo una rivoluzione pacifica,deve essere pronto a subire le reazioni degli altri, di quelli chevogliono restare calmi e tranquilli nel "si è fatto sempre così!"magaripescando con interesse nel torbido. E così anche Camillo e primicompagni devono subire bufera da tutte le parti.
Accusato presso i dirigenti dell'ospedale di oscure manovre per impossessarsidel comando totale, gli viene imposto di disfare il piccolo oratorio cheaveva sistemato in un locale, e di tornare ad essere uno come tanti.
Lo precedono gli zelanti accusatori, che gettando dietro laporta il venerato Crocifisso, gli mettono a soqquadro il piccolo santuario.
Stanco e sfiduciato Camillo sta per cedere, crollando sotto un pesopiù forte di lui, quando il Crocifisso, che ora ha sistemato nellasua stanza, s'anima, stacca le braccia e gli dice: "Di che t'affliggio pusillanime? Continua ch'io ti aiuterò, perchè questa èopera mia e non tua!".
Due volte gli avviene questo; la prima mentre s'è addormentatoin ginocchio dopo un amarissimo pianto, e la seconda quando è bensveglio.
Da questo momento niente più lo fermerà!
*SACERDOTE IN ETERNO
Ricaricatod'entusiasmo decide di diventare Sacerdote.
Ha sempre maneggiato spada e archibugi, e gli anni cominciano a pesare,ma lui non Si intimorisce e torna sui banchi di scuola del CollegioRomano, tenuto dai Padri Gesuiti.
Alto oltre due metri è alquanto goffo vederlo appollaiato sugliscanni tra i giovanissimi alunni. Questi, per non smentire l'arguto sensoromano, innocentemente lo sbertucciano lanciandogli dei sussurrati "tardevenisti", capaci di smontare anche il ...Colosso di Rodi!
Un bel giorno il maestro, P. Cornelio Cipriotto, assente Camillo, tesseun largo elogio di lui anticipando con visione profetica il ruolo che ricoprirànella Chiesa.
La beffa si cambia allora in affettuosa e devota ammirazione, che tentariparare il mal comportamento precedente.
Superato l'esame presso il Vicariato di Roma - un paio di vite di Santia memoria e il saper leggere nel proprio messale - e provvidenzialmentevarie difficoltà economiche, il 26 maggio del 1584, sabato dellequattrotempora di Pentecoste, Camillo de Lellis diventa Sacerdote di Dio ineterno nella Basilica di S. Giovanni in Laterano.
Celebra la sua prima Messa il 10 giugno seguente, nella chiesina dell'ospedale,all'altare della Madonna, sua confidente dei momenti piùdifficili, circondato dai suoi malati e dagli amici più cari e daibenefattori.
Per portare avanti la sua idea di fondazio ne, decide insieme ai primicompagni di lasciare il S. Giacomo degli Incurabili, e cercare altroveun luogo più accogliente e privo di ostilità. Cosìil I° settembre di quello stesso anno, lascia l'ufficio di Maestrodi Casa, pur continuando ad assistere coi suoi compagni, gli ammalati delS. Giacomo.
Pochi giorni dopo a mezzogiorno, quando le strade brulicano di genteche va e che viene, parte col suo grande Crocifisso dall'ospedale, percorrevia Ripetta, attraversa piazza del Popolo e va alla Chiesina della Madonnadei Miracoli in riva al Tevere, umida e cadente, ma piena di spiritualitàe di carità, della quale è cappellano.
E' qui che da qualche tempo si è stabilito coi suoi primi amici,che riveste dell'Abito ecclesiastico 1'8 settembre festa della Nativitàdella Madonna.
*I SERVI DEGLI INFERMI
Il nuovo campo d'azioned'ora in poi sarà l'Ospedale S. Spirito, al di là del Tevere.Anche qui il nuovo modo di servire gli ammalati, trova spazio e campo d'applicazione.
Ha scritto anche una regola per la piccola compagnia, cheora è ridotta a tre: lui, Bernardino Norcino e Curzio Lodi.
Ogni giorno si recano al S. Spirito, attuando il nuovo stile di vita:aiutano i malati quando mangiano, rifanno i letti, nettano le lingue aipiù febbricitanti, raccomandano l'anima ai moribondi, esortandolialla pazienza e preparandoli a ricevere i Sacramenti.
Pronti e disponibili a qualsiasi altro servizio, con tanto amore efede danno la sensazione a chi li osserva, che la loro azione èrivolta a Cristo stesso disteso in quei letti.
Gruppi spontanei che si dedicano al servizio degli ammalati lìal S. Spirito non sono una novità, c'è di essi una largavarietà - gente che va e che viene è normale - ma la caricaspirituale che trabocca nell'azione esterna di questo minuscolo gruppo,è ricca di fede e di amore ed è contagiosa per quanti loosservano.
Una presenza che comincia ad imporsi e ad essere di esempio.
Roma è piccola e la voce fa presto a varcare ponte S. Angeloe a giungere a Monsignor Cusano del S. Giacomo, il quale incontrandoloun giorno lo investe duramente, ricoprendolo di ingiurie e chiamando lasua una "Compagnia di baia". Non solo, corre da P. Filippo Neri,e accusa Camillo tra l'altro di aver portato via i migliori elementi, edi far naufragare l'ospedale con gravi disagi dei malati.
Padre Filippo aggiunge qualcosa in più: che si levasse questopensiero di fondare la Compagnia, lui - Camillo - "uomo idiota e senzalettere", incapace oggi e mai di comandare gente riunita insieme; perdi più allontana lui e gli altri due, dicendo loro di trovarsi unaltro confessore.
Camillo non si abbatte, ringrazia il suo padre spirituale e continuaper la strada iniziata: lo Spirito di Dio ha spazzato il suo antico orgoglioumano, e lo ha reso forte e sicuro, pronto anche a subire le sfuriate ele incomprensioni d'un santo come P. Filippo.
Nei giacigli maleodoranti delle corsie e delle case private, ci sonotanti fratelli che muoiono senza un atto d'amore e una parola di conforto:lì c'è il suo Gesù Crocifisso che attende lui e isuoi compagni, e nulla al mondo potrà mai più fermarlo !
Il buco che li ospita presso la Madonnina dei Miracoli è micidiale,i due suoi amici per poco ci lasciano la pelle. Si decide allora di prendereuna casa più ampia, anche perché cominciano a presentarsialtri giovani e uomini maturi che vogliono seguire il suo originale progettodi vita.
E' il primo trasloco. In via delle Botteghe Oscure vicino alla Chiesadi S. Stanislao, una casa per cinquanta scudi di affitto all'anno, accogliein modo più degno Camillo e quanto lo seguono.
Qui, sulla fine di aprile del 1585 - Camillo coi suoi dodici amici- decide definitivamente di chiamare il gruppo Ministri degli Infermi,cioèServi.
*LA CROCE ROSSA
E'il momento di avanzare richiesta di riconoscimento all'AutoritàEcclesiastica.
Questa viene dal papa Sisto V il 18 marzo 1586, che eleva il gruppoa Congregazione, dando la facoltà di eleggersi un superiore: Camilloviene eletto per acclamazione, e non poteva essere altrimenti.
Il modo nuovo di servire i malati, proposto da Camillo, comincia adimporsi all'attenzione di Roma più vistosamente, facendo brecciasoprattutto nell'ambiente ecclesiastico.
Lavoce arriva fino al Papa, che lo manda chiamare per conoscerlo dipersona. Pieno di gioia e con tanta umiltà, Camillo si prostra aisuoi piedi, ringraziandolo per l'approvazione e per la promessa di protezionee, fattosi ardito, chiede a Papa Sisto V che venga concesso a lui e aisuoi religiosi, di portare una croce rossa di panno cucita sullatalare e sul mantello.
Il Papa acconsente di buona voglia, dicendo che gli pare ragionevoleche una istituzione così singolare abbia un segno particolare didistinzione, e gli invia per iscritto il Breve Apostolico il 26 giugno1586.
Ecco il vero significato di quella misteriosa Croce Rossa cheMadonna Camilla aveva più volte sognata prima che lui nascesse:non era un segno di perdizione ma di salvezza!
E' Camillo stesso ad indicare il messaggio d'amore e di caritàche il segno della Passione del Cristo, manda a loro e al mondo:
"Significa che tutti noi, segnati di questa santa impronta, siamocome schiavi venduti e dedicati al servizio dei poveri infermi... e chequesta che abbiamo abbracciata, è congregazione di croce, cioèdi morte, di patimento, di fatica: perciò quelli che vorranno seguireil nostro modo di vita, devono predisporsi a venire ad abbracciare la croce,ad abnegare se stessi e a seguir Gesù Cristo fino alla morte".
Il numero degli aspiranti cresce di giorno in giorno, la casa alleBotteghe Oscure non è più sufficiente.
Povero in canna, ma con tanta fede, passa alla Chiesa della Maddalenaa dicembre del 1586 - nelle vicinanze del Pantheon - forzando la mano allaProvvidenza Divina, che gli fa avere nel momento più disperato evicino allo sfratto, una abbondante eredità che gli permette l'acquistodefinitivo della Chiesa e delle casupole contigue.
*NELLA SUA TERRA
E'ora anche di tornare a Bucchianico.
A primavera inoltrata, quando la neve lascia liberi i passi appenninici,P. Camillo accompagnato da sei religiosi, torna al suo paese natale.
Le notizie corrono veloci anche seÖ a, dorso di mulo! Da tempoa Bucchianico erano giunte le strabilianti nuove avventure del figlio diCamilla de Compellis - ribattezzata dal popolo Madonna Elisabetta perl'età avanzata nella quale avevapartorito - notizie cosìdiverse da quelle che arrivavano fino ai suoi primi 25 anni!
Il suo rientro è un trionfo. Quell'incedere alla testa di crocesegnaticomenel sogno della mamma, mette a soqquadro l'intero paese che vuole vedere,toccare, baciare il simbolo santo della Passione del Signore, foriero dibenedizioni e di gloria anche per loro, che sono rimasti nel piccolo borgo.
Molti si domandano, i più vecchi specialmente: dov'èil giovane rissoso e bizzarro d'un tempo? L'avventuriero, il capo bandadel peggior gruppo di giovinastri, flagello anni addietro del tranquilloborgo? "Un santo... un santo che fa i miracoli, dicono a Roma!", èla voce sussurrata di porta in porta che arriva fino alle ultime case,laggiù, disseminate sul pendio.
Ma lui, P. Camillo, si schermisce e vuol riparare lo scandalo datosu quella stessa piazza e sotto quei portici delle viuzze in pendenza,e soprattutto ha un grosso debito da saldare...
Nella Chiesa di S. Francesco riposa la sua dolce mamma... èlì, su quella pietra che scioglie l'ultimo nodo che lo tormenta:"Vedi mamma la croce rossa che sognasti e che per mia colpa t'hafatto tanto soffrire... non è per la rovina e distruzione dellanostra casa... vedi come Dio l'ha convertita in resurrezione di molti ein esaltazione della sua gloria".
Camillo ama molto la sua terra e vi torna spesso. Il 20 novembre del1604 accetta e sottoscrive l'invito dell'Universitas della sua cittàdi stabilire una comunità religiosa, e poco dopo inizia la costruzionedel Convento.
Ottiene grazie e miracoli, alcuni clamorosi e destinati a tramandarsinei secoli, come il moltiplicare le fave d'un campicello per sfamare lapopolazione durante la carestia nel maggio del 1612; il ritrovamento dellapozzolana in terreno argilloso, dove mai più verrà ritrovata,necessaria per la costruzione della cisterna del Convento; e tante tantealtre meraviglie narrate dalla incontrollabile voce del popolo, e soprattuttola sua affascinantecarità, che spazia sull'intero arco delle7 Opere di Misericordia, corporali e spirituali.
*CARITÀ TRAVOLGENTE
Aquesto punto la vita di Padre Camillo impegna un ritmo frenetico, che ciimpedisce di seguirla e raccontarla in poco spazio. Cercheremo di dareun pallido riflesso della sua statura gigante, riportando proiezioni luminoseche ci giungono attraverso il purissimo prisma della Carità,cheoggi è vita e canto eterno della sua esistenza.
Itempi della Madonnina dei Miracoli, sono un lontano ricordo storico.Ora non ha mai posto a sufficienza per coloro che vogliono seguirlo nellasua azione di carità verso i più abbandonati e piagati.
Non è uno stile di vita facile e comodo quello che propone:c'è da sfiancarsi a stargli dietro, e da morirne di nausea tra gliorrori e la sporcizia dei così detti "luoghi di cura" deltempo.
Ospedali, case private, tuguri, grotte umide, fornici del Colosseoe delle antiche costruzioni romane, lo vedono dalla mattina a notte inoltrataa capo dei suoi religiosi, nell'impari lotta di salvare una vita, o diregalare un po' di calore umano a quanti sul momento del trapasso, cercanoaffannosamente un volto amico che faccia sentire loro di essere ancoraesseri umani padroni della dignità personale.
Ricchi e poveri, dotti o incolti, restano incantati e affascinati,e vengono travolti dal suo modo semplice e cristallino di concepire laCarità:
"Padri e Fratelli miei, miriamo nei poveri e infermi la personadell'istesso Cristo, dicendo egli: ciò che avete fatto al piùpiccolo di costoro l'avrete fatto a me. Fratelli miei, questi poverellie infermi ai quali noi serviamo ci faranno un giorno vedere la faccia diDio. Gli infermi sono i nostri signori e padroni, e noi li dobbiamo servirecome loro servi e schiavi".
*ANGELO DI CARITÀ
Da mercenario dellamorte ad Angelo di Carità!
E' la sintesidel miracolo operato dalla Grazia di Dio in Camillo de Lellis. una trasformazioneincredibile, se non ci fossero testimoni del primo e del secondo tempo.
Per tutte, riportiamo questa testimonianza d'un suo religioso, il P.Giovanni Paolo Lavagna:
"L'ho visto più volte in Roma, Napoli, Milano, fare la Caritàa Poveri Infermi con tanto Amore, che ogn'uno ne restava meravigliato etedificato, alle volte pigliava alcuno di detti Infermi in braccio per mutarlile Lenzuola, e faceva ciò con tanto affetto e diligenza, che nientepiù, et ancorché l'Infermo fosse stato de' Leprosi e Contaggiosidell'Ospedale, egli non dimeno lo pigliava, gl'accostava il suo viso allatesta, con parole dolci, et affabili quando lo posava sopra alcun altroletto, procurava che non stasse scoperto, ne con la testa bassa, ne chepigliasse freddo, e che mostrasse alcuna parte del Corpo nuda.
Ethò visto ancora nell'Ospedale di S. Spirito di Roma e nell'Ospedaledi Milano, che il detto Padre Camillo più volte lavò conle proprie mani molti infermi pieni di bruttezza, e teneva sempre allacintola un Orinale, una Conchetta di Rame, una Brocchetta con un Bicchiere,et un Scaldaletto in mano per poter meglio servire gl'Infermi:
Nell'entrare nell'ospedali cercava li più gravi Infermi e quelli,che stavano vicini alla Morte procurando con tutti li mezzi possibili difarli fare quel Passaggio in gratia di Dio, non havendo egli altro finenelle sue attioni esterne che la Salute dell'Anime.
Mentre cibava l'Infermi, stava tutto occupato in quel servitio sichepiù volte l'ho visto con una mano porgere il Cibo all'Infermo econ l'altra tenerli il capo alto, discacciarli le mosche e fare quello,ch'era in beneficio dell'Infermo, e particolarmente l'esortava alla patienza,et à raccomandarsi à Dio:
Finito poi di reficiarli, ò di farli altra sorte di Carità,non si licentiava da loro, prima che non si chiamassero contenti, e soddisfatti,dava loro a baciare il Crocifisso, gli aspergeva con l'Acqua Benedetta,e gli baciava li piedi, e le mani, dicendo questi sono li nostri Padroni,gl'asciugava le mani.
Molte volte hò visto tosare da lui stesso, gli pettinava, glitagliava l'unghie, pigliava le fascie, con le quali fasciava le loro piaghe,voleva medicare di Cauterij, gli nettava le lingue, e molte volte gli bagnavale temple e le narici del naso con aceto rosato per confortarli, òfarli tornare in se, molte volte nell'occasione di cavare infermi dal letto,metteva loro le proprie pianelle, acciò non toccassero con piediterra. Alle volte li ricopriva con la propria veste, acciò non patisserofreddo.
Mi toccò in sorte nell'Ospedale di Roma di fare più voltela guardia seco in sua Compagnia, e vegliando lì la Notte nel dettoOspedale, si vedeva carico di molte cose, haveva in mano il suo Crocifisso,che sempre seco lo portava come un Libro de' Morienti, portava ancoratrefiaschetti legati. alla Cintura, uno con Acqua Benedetta, uno con AcetoRosato, e l'altro con Acqua Cotta per rinfrescarli le bocche, et in oltreportava sèco uno, ò due Bicchieri di Stagno con una Concolinadi Rame per il medesimo effetto.
Andava sino nelle Cocine dell'Ospidali à far cocere Ova, farebrodetti, far zuppe, pan lavati, e simili".
*SCUOLA INFERMIERI "ANTE LITTERAM"
L'interessarsi ai malatiper amore di Dio, non è certamente un fatto nuovo nella Chiesa.E' dai primi anni della sua esistenza che questo viene fatto, anzi i primiospedali sono stati originati proprio da questo rispetto e amore per chiporta nel proprio corpo le "stimmate di Cristo Crocifisso".
Padre Camillo ha qualcosa di originale che lo distingue e lo qualificamaestro e capostipite d'un nuovo modo di andare verso chi soffre.
In quella notte di ferragosto, illuminato dallo Spirito di Dio, avvertìche riportare l'Amore nelle strutture sanitarie, non poteva essereopera diun isolato e sprovveduto, anche se animato da buona e santavolontà ma di una "compagnia d'huomini ecc...". Ci volevauna équipe specializzata che - scegliendo quale progettounico di vita, la dedizione totale al malato imparasse ad assorbirequanto è nello stile dell'amore di una madre.
Lunghie appassionati colloqui coi suoi Religiosi, fatti ovunque si trovasse,comunicano ad essi l'esperienza acquisita negli ormai tanti anni di contattodiretto con gli ospedali romani, carenti anche delle più elementaristrutture igieniche e umanitarie, non tanto per mancanza di leggi e norme,quanto piuttosto di uomini rinnovati nello spirito.
Presso il Convento della Maddalena, sede centrale del suo Ordine Religioso,ha istituito una vera scuola infermieristica ante litteram, doveiniziaalla Carità gli ultimi arrivati e quanti - volontari - voglionocoadiuvarlo nella sua opera di risanamento.
Il metodo è semplice ed efficiente; prima una calda esposizioneteorica sul come accogliere i nuovi infermi, come lavarli e delicatamentemetterli a letto. Poi la pratica che consiste nel far portare cavalletti,tavole, pagliericci, lenzuola, coperte, cuscino, brocche d'acqua, bicchieri,piatti... quindi fa mettere a letto qualcuno dei presenti e - uno ad uno- controlla la sequenza delle operazioni illustrate prima. E si va avantitante volte, fino a quando non giudica che la lezione è stata appresa.
Poi attorno a quel letto, la lezione conclusiva che immancabilmenteconvoglia l'attenzione sui passi evangelici della Carità, insistendoparticolarmente su "Ero infermo e mi avete visitato.. . qualsiasi cosaavete fatto ad uno di questi fratelli più piccoli l'avete fattoa me", e accendendosi in volto come se Gesù stesso fosse presentelì, dinanzi ai suoi occhi.
*DALLA PARTE DI DIO, ClOÈ DELL'EMARGINATO
Lacarità di P. Camillo non ha scompartimenti, e non viene ristrettain definiti confini: ovunque c'è un emarginato, lì c'èDio, e i poveri rientrano nella sfera della sua azione.
Questo si evidenzia soprattutto nei momenti di carestia, che in questitempi non sono una rarità. E' sufficiente una stagione secca, oaltro flagello naturale, per distruggere raccolti e affamare il mondo.Roma e le altre grandi città, poi, diventano delicati focolai diegoismo il più abietto e di una sicura centrale di morte per fame.
Un suo religioso, il P. Sanzio Cicatelli, che annota giorno per giornofatti del suo Fondatore, scrive a tal proposito:
"Ma più dolorosa fù à vedere nelle proprie stradedi Roma morirsi gl'huomini di fame sotto le panche delle botteghe, e demacelli. Essendosi per la gran fame ridotti i poveri a mangiarsi anco icani, e le gatte che nelle fornaci si cocevano, cosa che fù piùvolte da nostri osservati non senza lor grandissimo dolore".
P. Camillo non tergiversa, anzi mette da parte cose che gli stannoparticolarmente a cuore - come può essere l'approvazione definitivada parte del Papa della sua istituzione - e passa al contrattacco dellabattagliadella fame.
Da ordine ai suoi religiosi che ogni giorno venga preparata una grancaldaia di minestra di riso, di fave, o di altri legumi disponibili; poiraduna nel cortile del Convento quanti più poveri possibile, alcunevolte anche 400, e fa dispensar loro una minestra, un pezzo di pane, unatazza di vino, dopo aver parlato di Dio e del suo amore misericordioso.
I più malandati li ferma, e lui stesso o altri li tosa, li lava,e li riveste,
Nell'inverno del 1591, che è uno dei più gelidi mai visti,compra una quantità di panno tela, scarpe, cappelli per la sommadi oltre trecento scudi, e chiamati circa quindici sarti presso il Convento,fa confezionare "gipponi, camiscie, calzoni, casacche e calzette", perricoprire quanti sono nudi quasi del tutto.
Al suo paese - Bucchianico - nel maggio del 1612, fa avanti e indietrocon la vicina Chieti per ottenere licenza di adoperare i soldi delle colletteper l'ospedale per sfamare la popolazione.
Fa distribuire una speciale tessera per l'assegnazione quotidiana dipane, ed ottiene dalle autorità l'esenzione per i poveri di pagarele tasse per quell'anno, lasciando che le paghino solo le famiglie ricche.
*I "TORDI" DI P. CAMILLO
Lasciamo questi "tordi"aP.Camillo!
I "tordi" in questione non sono saporiti volatili, ma i piùributtanti e sozzi malati che bussano alla porta degli ospedali, e cheinservienti venali e senza cuore con ironia e disprezzo li riservano alnostro Santo.
Padre Camillo, mentre rimprovera con parole dure e di fuoco i maldestrie crudeli inservienti, ripara le offese fatte alle doloranti membra diCristo, con un rispetto e una dedizione totale, che agli occhi dei piùappare follia e allucinazione.
Gli è che lui li ritiene suoi signori e padroni, perchéimmagini viventi del Cristo Sofferente.
Spesso lo sentono rispondere a qualche malato che gli chiede un servizio,quasi risentito: "Tu sei il mio padrone e io sono tuo schiavo e bisognach'io stia qui a servirti". E' la sua grande lezione, non affidata a pennae carta, ma alla sua vita d'ogni istante.
All'ospedale dell'Annunziata di Napoli, un malato per la febbre altasalta nudo dal letto e dà spettacolo per la corsia, mentre gli inservientigodono e aizzano gli altri. Entra P. Camillo, che coprendolo col suo mantelloe convincendolo a rientrare nel letto, con le lagrime agli occhi dice achi doveva precederlo:
"Dunque credete voi che questo malato sia immondezza di strada? Nono, figliuoli, non ve ne ridete, e non peccate come voi fate, perchéquesto è membro di Cristo".
Un altro giorno lo trovano in ginocchio dinanzi al letto d'un poveretto,con un cancro in bocca e che emana tutt'intorno un fetore insopportabile,e standogli sopra, fiato a fiato, dire parole di tanto affetto da parerimpazzito d'amore, come fosse stato l'amato suo Signore.
E potremmo continuare ancora a lungo, perché simili situazionisono all'ordine del giorno, così come lui stesso confida ai suoireligiosi, incoraggiandoli a resistere nei momenti più cruciali:
"Ho ricevuto spesso pugni, schiaffi, sputi e villanie d'ogni generedagli infermi, con mio gran contento del resto e allegria... perchégli infermi mi possono non solo comandare, ma far bravate, dirmi ingiuriee villanie come miei veri legittimi padroni".
*PIONIERE SANITARIO
Lapulizia e l'igiene, di cose e persone, lascia molto a desiderare; anzil'uso dell'acqua e l'aerazione delle corsie è sconsigliata perchéritenuta nociva alla salute.
Padre Camillo, anche se "uomo senza lettere e ignorante", comelo avevano denigrato all'inizio, ha una intuizione del sano concetto d'igienee salute, che solo più tardi - e di molto! - si diffonderàlargamente nella società: l'igiene e la pulizia sono condizioniessenziali per una prevenzione e lotta efficace a tante malattie, che portanoinesorabilmente alla morte.
Così ristabilisce prima al S. Giacomo, e poi al S. Spirito diRoma, l'uso di lavare i piedi agli ammalati prima di metterli a letto.
Non vogliamo essere prolissi e riferiamo solo alcuni flash, lasciandoal lettore l'intuizione della situazione disastrosa e dell'azione risanatricedi P. Camillo con la sua organizzazione.
Un giorno scopre in una stanza appartata dell'ospedale un malato ricopertoda tanto sudiciume da mettere ribrezzo. Non riuscendo ad avere dall'amministrazionelocale il necessario, torna al Convento della Maddalena, prende il recipientepiù grande a disposizione, sapone, un grosso lenzuolo e delle erbearomatiche. Poi torna di nuovo in quella stanza, e versata dell'acqua tiepidae dopo aver tenuto a bagno le erbe, lava dal capo alle estremitàil poveretto, rimettendolo in un letto pulito.
Alla pulizia quotidiana delle mani e del viso provvedono lui stessoe i suoi religiosi, fin dove è possibile arrivare. Tagliano capellie unghie, spuntano la barba ed eliminano i parassiti che sbucano da ognipiega di quei poveri corpi.
Certo il suo amore per chi soffre non è da tutti condiviso,specialmente quando tocca posizioni tranquille e quiete, e propone risoluzioniprofonde.
Sono molti gli amministratori di ospedali che si scontrano con P. Camillo,ma lui va dritto al segno, convinto che quando c'è il Signore Gesùa soffrire nel fratello malato, non ci può essere forza umana afermarlo.
Così non ci pensa due volte a suggerire aggiornamenti e restauriedilizi importanti al Priore dell'Ospedale Grande di Milano e a quellodi Napoli. Una anticipazione della concezione moderna dell'Ospedale, chesbalordisce se non ci fosse l'ispirazione dello Spirito di Dio.
Prevede anche la convalescenza come insostituibile lotta allaricaduta:
"Questi poveri patiranno per mancanza del necessario sostentamento;i più ricadranno nella stessa o in più grave infermità,e tornando all'ospedale, distrutti e consumati dal male, vi moriranno...Passata la febbre, tratteneteli nell'ospedale fintanto che, uscendone,possano subito pigliar la zappa in mano e guadagnarsi i1 pane".
*SUI CAMPI DI BATTAGLIA
Etorna anche sui campi di battaglia con la nuova esperienza che sta vivendo,non più portatore di morte, ma di vita.
Nell'estatedel 1595 la sua Croce Rossa appare per la prima volta in guerra.E' in Ungheria nella campagna contro i Turchi, promossa dagli stati occidentaliper frenare il loro dilagare nell'Europa. Papa Clemente VIII chiede ottoreligiosi per assistere i feriti dell'esercito pontificio.
Padre Camillo vuole partecipare anche lui alla spedizione, per compierela riparazione d'un certo periodo di vita negativo, ma gli viene impeditoper tema che possa rimanere ucciso.
Raggiunge allora i suoi religiosi a Trento, e alle esortazioni calorose,aggiunge un manualetto di istruzioni per l'assistenza spirituale e il soccorsoai feriti: è il fronte dell'amore contro quello dell'odio. Odioche scatena le atrocità più assurde dell'uomo-bestia, chelui ben conosce per averlo vissuto per anni tempo addietro.
Non è la prima né l'unica esperienza questa. Piùvolte i suoi religiosi vengono impiegati a lenire le sofferenze di soldatiferiti o malati, sempre forti di una esperienza ricevuta dal loro P. Camillo,così da strabiliare tutti per l'ardore di carità e per ilmodonuovo di fare assistenza sanitaria anche in tempo di guerra e nel settoremilitare.
*CAPITANO D'EROI ANONIMI
Da giovane seguivaun sogno di gloria facile sulla scia del padre: comandare avventurosi mercenarialla conquista di città per farne copioso bottino.
Oggi è un capitano d'una compagnia di eroi anonimi esconosciuti al mondo, ma non a Dio che scruta fin nel segreto.
Terribile,micidiale e frequente è la peste!
Scoppia d'estate e sempre nelle casupole accatastate attorno alle rovinedell'antica Roma. Carestia e siccità, e mancanza della benchépiù elementare prevenzione sanitaria, covano e favoriscono l'invasionedi invisibili nemici della vita.
Dovunque è possibile, P. Camillo e i suoi sono presenti: ilquarto voto li lega a loro "anche in caso di peste".
Il battesimo di sangue arriva quando la Chiesa sta esaminando la richiestadi poter emettere i voti solenni, passando da Congregazione ad Ordine Religioso,e dubbi e ripensamenti stanno ostacolando seriamente il passo.
E' l'agosto del 1590, e i fornici del Colosseo e dell'Acquedotto romanobrulicano di morte e disperazione. P. Camillo si è buttato coi suoinella mischia, rimanendo soli a fronteggiare la gravissima situazione.
Passata la bufera, la Croce Rossa di P. Camillo ne esce ancorapiù rossa per il sangue di tanti e tanti religiosi, che in nomedella carità e dell'Amore, si sono immolati fino a dare la vita.
L'olocausto di tanti Martiri della Carità, ha raggiuntol'obiettivo: il 21 settembre 1591 la Chiesa suggella il sacrificio cruento,elevando ad Ordine Religioso la Compagnia di P. Camillo.
Centinaia e centinaia di vite giovani e non più giovani, caricatedella Carità travolgente di P. Camillo, lo precederanno nella gloriadei Cieli, preludio di una interminabile schiera di eroi anonimi crocesegnati,finoalla finedei secoli.
*PELLEGRINO DELLA CARITÀ
Se c'è da scegliereun Santo protettore per i viaggiatori, questo può essere P. Camillo.
Da un capo all'altro della penisola, con pioggia, vento, neve o sole,a cavallo o in diligenza, lui è continuamente in viaggio a proclamarela grande scoperta fatta, e ad impegnare uomini d'ogni età e ceto,per giungere a quanti più sofferenti è possibile.
Genova,Napoli, Palermo, Milano, Bologna, Ferrara, Firenze, Viterbo, Bucchianico,Chieti... ovunque s'invoca il suo nome e la sua carismatica presenza. Dovepuò, impianta una Comunità di Ministri degli Infermi,cherendono testimonianza alla Carità con atti che spesso rasentanol'eroismo.
Pericoli d'ogni genere e situazioni difficili, in più occasionivengono superati con aiuti straordinari che non sono di questa terra.
Riportiamo una delle tante testimonianze dirette, a rassicurare i lettoriche non abbiamo attinto a leggende o a racconti fantasiosi popolari. E'il P. Fabrizio Torbolo che sotto giuramento, così depone: "L'anno1606. nel mese d'Aprile, quando andando con il detto Padre Camillo insiemecon il Padre Angelo Carpentiero e da Genova a Firenze per terra, essendoun giorno trà Sarzano e Pisa, occorse che smarimmo la strada, enon havendo nessuno che ci guidasse, s'inviammo verso una gran Capannadi Paludi pieni d'acqua con manifesto pericolo d'affogarsi, atteso chel'acqua arrivava fino al ventre delli Cavalli, ne sapendosi risolvere diquello si doveva fare, ne meno potendo ritornare in dietro per la granquantità dell'acqua che c'era sbigottiti di tanto pericolo, ricorressimoper agiuto al Padre Camillo, dicendogli:
Vostra Paternità averta che questa non è la strada, poichénoi s'affoghiamo, all'hora detto Padre Camillo, visto e conosciuto il pericolo.alzò l'occhi al cielo dimandando agiuto al Signore, dicendo convoce alta, ò Signore vedete il nostro pericolo, non ci abandonateil che detto subito apparve un giovanetto à Cavallo, il quale animandocitutti disse Padre dove andate, et esso domandato à lui che ci insegnassela Strada, il Giovanetto con amore ci insegnò, e ci condusse, facendocida guida per spatio di mezzo miglio.
E condottici al luogo sicuro, volendo il Padre Camillo, e noi ringraziarequel Giovanetto della carità fattaci d'haverci scampati da un evidentepericolo di morte, subito sparve il Giovanetto, nè fù piùvisto da noi, onde tenemmo che fosse un Angelo Santo, poiché essendoquel Paese una gran pianura, non essendovi luogo da nascondersi, ne s'eravisto in quel tempo, et in quelli contorni persona alcuna, fù stimatoda noi per cosa Miracolosa Celeste mandata da Dio in si grave necessitàper agiuto di detto Padre Camillo".
Spesso i viaggi sono per mare. In queste occasioni non smette di pregaree di fare del bene; appena sulla nave chiede al comandante notizie se cisono ammalati tra i forzati al remo, se ne prende cura e li assiste pertutto il viaggio, restando in sottocoperta - buia e maleodorante - pertutta la traversata. Una volta in porto o lascia una buona offerta, o scendead acquistare oggetti di cui hanno bisogno.
*LA B.V MARIA NELLA SUA VITA
Laspiritualità di P. Camillo è eminentemente "Cristocentrica".Il suo Gesù è il Cristo della Passione, Morte, Risurrezione.Il carisma specifico avuto in dono da Dio, lo porta a vederlo nellemembra sofferenti di ogni creatura malata.
Accanto a questa visione dell'Incarnazione del Verbo, vive lapresenza della Madre di Dio nella storia della salvezza in modopeculiare.
Egli ha coscienza che la Grazia della seconda nascita - venutail 2 febbraio del 1575 - non è stata mera coincidenza con la memorialiturgica della B.V. Maria, ma un segno della sua speciale protezionee intercessione.
Altre volte aveva avuto modo di rispondere al Signore che bussava alsuo cuore. Ma passato il pericolo di morire in mare per una terribile tempesta,o dopo aver soddisfatto una fame disperata di giorni, aveva disatteso l'occasionedi Dio che lo invitava a riflessione profonda sulle Verità eterne.
E se quel giorno non tornò indietro, lo deve solo alla sua "Avvocata(e) Thesoriera di tutte le grazie che escono dalle mani di sua DivinaMaestà"
Il contemporaneo Cicatelli - più volte menzionato - cidice con efficacia della coscienza di Padre Camillo e dei suoi Religiosi,quando scrive della prima Professione di Voti Solenni: "Nel che anco parveche la Santissima Madre delle Misericordie volesse mostrare al mondo chequesta Congregatione doveva essere tutta sua. Poi che essendo Camillodivotissimo di San Michele Arcangelo, e di San Francesco, haveva designatodi farlo in uno di questi giorni. Ma la Santissima Regina de Cieli (perl'intercessione della quale Camillo tanti anni prima era stato convertitoà Dio nel giorno della sua Purificatione; nell'Assuntione havevahavuto il primo desiderio di fondar la Compagnia, e nel giorno della Nativitàgli haveva dato principio vestendo i suoi compagni) volse anco che lui(per li molti impedimenti ch'havennero per le sedi vacanti) fusse trattenutoà farla fino al giorno della sua Immacolata Concettione.
Il che fu di estremo contento a tutti i suoi compagni per il desiderioardentissimo che havevano di star sempre sotto la perpetua tutela e fidelissimoPatrocinio d'essa sempre Immacolata Vergine".
Il mistero di Maria Immacolata Concezione illumina completamente lasua dimensione mariana. Nell'esercizio della pastorale sanitaria- cura dei corpi e delle anime - Egli porta con tutta la sua Congregazionereligiosa, Maria accanto al letto di ogni malato.
Le varie forme ed espressioni devozionali, proposte e promosse neimomenti drammatici dell'esperienza storica dell'uomo infirmus, sonoradicalmente fondate sul binomio Cristo Crocifisso e sua Madre Maria.
La Madonna di P. Camillo - l'Immacolata Concezione - èil tipo e la speranza già presente, della restaurazionetotale della creatura umana. Maria Salus Infirmorum, che s'affermerànel tempo nell'ambito dell'Ordine dei Ministri degli Infermi, prende vitaancora Lui vivente. E' del maggio 1606 - nella propria Chiesa di Messina- che una devota antica immagine della B.V. Maria assume il titolo di Madonnadella Sanità.
Il sigillo finale lo pone negli ultimi giorni di vita - come si diràqui di seguito - quando rivelerà totalmente la sua dimensionemariana. La Madre attenta e affettuosa, che lo ha preso in consegnapeccatore,lo consegna al Cristo Crocifisso per la nascita al Cielo.
E' questo il ruolo dell'Immacolata Concezione, Salus Infirmorum,accanto al letto di ogni malato. Mater Dolorosa, Maria sta perennementesotto la Croce del Figlio perché ogni creatura possa conseguirela salute totale, in forza dei meriti del Sangueprezioso del FiglioGesù, Cristo Crocifisso per la redenzione dell'uomo.
*E GIUNGE ANCHE LA SUA NOTTE
Ilcorso della vita di P. Camillo è ormai al traguardo finale; èa Genova che avverte la campana dell'ultimo giro. I genovesi sperano dipoterlo avere tra loro per sempre, i suoi religiosi ricordano il desideriovivo del Padre di riposare nella terra inzuppata dal sangue dei martiri- Roma - e pregano Dio che lo sostenga ancora un po'.
Ecosì una mattina s'imbarca sulla Galea "La Padrona", fattaallestire appositamente dal Duca Carlo Doria, e con soli tre giorni dinavigazione sbarca a Civitavecchia il 13 ottobre 1613. Da qui in lettigaraggiunge Roma.
Venti giorni di riposo assoluto, e poi una fugace visita ai suoi malatidel S. Spirito per salutarli una ultima volta, e riprendere la chiave dellasua stanza per conservarla e vivere quel poco che gli rimane, sentendoil cuore accanto ancora ad essi.
Una forte inappetenza lo accompagnerà fino all'ultimo giorno.Ma questo periodo sarà per lui un lungo esercizio spirituale dipreparazione all'incontro col suo Signore, ritrovato ed adorato ogni giornonei fratelli malati e sofferenti, dopo quel 2 febbraio sulla via di Manfredonia.
L'Amore Misericordioso del Cristo Crocifisso è la dominantedei suoi colloqui e delle sue preghiere. Ottiene da un discreto pittoreromano, l'esecuzione d'un quadro su sua descrizione. Così lo presentail primo biografo, P. Cicatelli Sanzio:
"Un Crocifisso morto in Croce, con dui Angeli, uno a destra, l'altroa sinistra, con calici d'oro in mano che raccogliessero il sangue dellepiaghe di Gesù. Sopra la Croce che vi fosse un Dio Padre, con loSpirito Santo in forma di colomba, e dui altri Angeli uno per banda, ch'offrisseroal Padre Eterno: calici di sangue in remissione d'esso Camillo.
A piè della Croce à man destra, volse che fosse la BeatissimaVergine in atto di pregar per lui, e dalla sinistra San Michele Arcangelo,come difensore dell'anime nell'ultimo passaggio. Volse anco che sotto laCroce fossero scritte queste parole: Parcefamulo tuo, quem pretiososanguine redemisti.
Gli disse di più, c'havesse fatto fare il sangue ben rosso,acciò egli l'havesse possuto veder bene, e distintamente; et ancoche vi havesse fatto far sanguine assai, acciò per quella grandeabondanza, tanto più egli havesse speranza della sua salute".
Il 2 luglio mattina del 1614, riceve l'Olio degli Infermi e il Viaticodal Cardinale Ginnasi, e a sera la Benedizione Apostolica di Papa PaoloV, inviatagli tramite un ecclesiastico.
Spunta l'ultimo giorno della sua vita terrena: il 14 luglio 1614. Entrain agonia mentre le campane delle Chiese di Roma accennano l'Ave Mariadellasera, e tutt'intorno i suoi religiosi in sommessa preghiera l'accompagnanoall'incontro finale con Dio. E mentre uno dei sacerdoti gli sussurra "mitee festevole ti mostri Gesù Cristo il suo volto", allargandole braccia in croce, Padre Camillo dà l'ultimo respiro: sono le21.30, ha sessantaquattro anni, quaranta dei quali vissuti totalmente peri poveri e i malati, che ora lo accolgono in cielo con festa grande, cosìcome è dato di vedere in visione a più di un'anima pia, nelmomento del suo trapasso.
*GLORIFICAZIONE
Una esperienza di Diovissuta così intensamente non poteva sfuggire all'attenzione degliuomini, alla ricerca continua di testimonianze che provino e anticipinola vita futura dell'aldilà.
PerP. Camillo de Lellis è subito "Glorificazione".E' il popoloche ha beneficiato della sua gigante Carità a dire che èSanto,ese fosse stato ancora il tempo della "Vox populi vox Dei", sarebbestato subito ufficialmente canonizzato. Ma bisognerà aspettare oltrecento anni, date le recentissime disposizioni in merito di Urbano VIIIche - giustamente - aveva disposto prudenti misure perché il popolopuò anche essere manovrato, e non affermare spontaneamente la voxDei.
Comunque dappertutto, ove è conosciuto direttamente e non, P.Camillo è pregato come un santo. Vengono venerati oggetti appartenutia lui, tenuti in gran conto luoghi da lui frequentati. Malati e poverilo invocano come potente Padre. Gli indemoniati non resistono dinanzi alsuo corpo, rendendogli testimonianza di tenace lottatore dell'ultima oraper il possesso eterno delle anime. Le mamme e le puerpere lo invocanosui figli e sui nascituri, memori del preavviso alla sua mamma e dei suoiprimi tempi di vita.
Una escalation che dura nei secoli, anche ai giorni nostri.
La Chiesa lo riconosce Santo ufficialmente nel 1746. Celeste Patronodegli ammalati e ospedali nel 1886. Protettore degli Operatori sanitarinel 1930.
Anche la società civile non lo dimentica: nel 1914 in campidoglioRoma laicalo saluta "Benefattore delI'umanità". Nel 1970nel Centenario di Roma Capitale d'Italia, "Antesignano dell'assistenzasanitaria sui campi di battaglia". E nel 1974 la Sanità MilitareItaliana lo richiede come Patrono.
Ovunque nel mondo vengono intitolati a lui ospedali e luoghi di cura,e chiese.
I suoi Religiosi si diffondono nei 5 Continenti, partono per le terredi missione, evangelizzando i popoli col suo carisma della Carità.
Ma la maggiore glorificazione è l'attualità del suomessaggio: l'amore verso il prossimo sofferente, vissuto nella espressionedella totalità, per un mondo avido d'amore e sempre più paurosamenteavviato verso il baratro dell'odio e della violenza più tragica.
*NEI SECOLI
"NOVA SCHOLA CHARITATIS"
Il "progetto divita" lanciato da Camillo de Lellis, verrà ufficialmente qualificato"NovaSchola Charitatis" dalla Chiesa - col sigillo di Papa Benedetto XIVquando nel 1746 lo eleverà agli onori degli Altari, dichiarandoloSanto.
L'intuizionedi quella notte di ferragosto 1582, avuta sotto la spinta dello Spiritodi Dio, ha segnato per la Chiesa e per la società degli uomini,un modo nuovo di vivere il comandamento dell'Amore per gli ammalati e perquanti soffrono: consacrarsi a Dio coi Voti di povertà, castità,obbedienza, solo per essere al servizio degli infermi fino a dare peressi la propria vita, perché nei fratelli ricoperti dalle piaghepiù ributtanti, vive Gesù Crocifisso nella sua perenne Passionee Morte per la Redenzione del genere umano.
Una spiritualità cristocentrica, che contemporaneamente èazione e contemplazione, e che nel malato e col malato, realizza quell'AmoreTrinitario Divino incarnatosi nella storia dell'Uomo, per comunicarglila sua vita divina e cooptarlo nella sua gloria infinita ed eterna.
Un modo di donarsi all'altro che soffre che anticipa anche sulpiano umano, le più recenti conquiste dei diritti umani e i traguardidelle più moderne discipline e della medicina: mettere al centrodelle attenzioni e degli interessi delle strutture e degli operatori sanitari,l'uomomalato nella sua totalità psico-somatica, adoperando quale parametroper farsi intendere, "quella charità et amorevolezza che soglionofar le madri verso i loro proprij figlioli infermi".
E' calandosi nel dolore dell'altro, fondendosi come un tutt'uno conchi soffre - con fede e con solidarietà umana - che si sana allaradice il male che tormenta la vita dell'uomo e lo porta alla morte.
Una NOVA SCHOLA CHARITATIS ancora fresca e fortemente attuale,nonostante i 400 anni di vita!
*LA SUA SPIRITUALITÀ
Padre Camillo non hastudiato né filosofia né teologia, né ha scritto librio manuali ascetici, eppure con la sua testimonianza di vita, ha dato lapiù alta e genuina lezione teologica di "Carità pura".
Le sue lettere e i suoi detti, che risentono vistosamente del parlaresemplice e povero del popolo, contengono un insegnamento così altoe nobile che solo lo Spirito di Dio poteva ispirare.
Riportiamoqualche sua espressione, lasciando a voi riflessione e deduzioni, per unavvio sulla sua spiritualità, e per un impegno di vita piùforte all'insegna della Carità e dell'Amore:
"Fratelli e figliuoli,io piglio tanta consolazione a servire i poveri di Cristo, perchéli tengo per miei signori e membri di Cristo
"A Mons. Cusanodirettore dell'ospedale S. Giacomo:
Dite a Monsignore ch'iosto occupato con Gesù Cristo: ma come avrò finito la carità,sarò da sua signoria illustrissima.
"Gli infermi sono inostri Signori e Padroni e noi li dobbiamo servire come loro servi e schiavi.
"Nelle prime regolescrive:
Ognuno con ogni diligenzapossibile si guardi di non trattar i poveri infermi con mali portamenti,cioè usando loro male parole, e altre cose simili, ma piùpresto di trattare con mansuetudine e carità e aver riguardo alleparole che il Signor ha detto: Quello che avrete fatto a uno di questiminimi, l'avrete fatto a me, però ognuno riguardi il povero comela persona del Signore.
"Da me non ascolteretealtro che carità, perché nessun'altra cosa vi uniràpiù a Dio della carità... Anche S. Giovanni Evangelista ridicevatante volte ai suoi discepoli quelle dorate parole di carità: Figlioli,amatevi l'un l'altro, eppure S. Giovanni, Segretario della Santissima Trinità,avrebbe potuto ricordare delle altre cose, invece non volle lasciare altrotestamento che il precetto della carità, perché in esso consistetutta la legge e perfezione cristiana.
Sì che, fratelli miei, non vi meravigliate se io vi replicotante volte che siate pietosi e misericordiosi, perché io son fattocome alcuni preti di villa, (secondo volgarmente si dice) non sanno leggerein altri libri che nei loro messali; così io non so parlar d'altroche di questo, anzi Camillo morirà come il cigno sempre cantando:Carità, Carità!
"Servire, consolaree ministrare agli infermi senza distinzione delle persone, perchécosì vuole Iddio... Figlioli miei, andate più prontamentedai malati più poveri, più derelitti per aiutarli e assisterlifino alla morte.
"Ad un religiosodalle tendenze mistiche, e ai suoi proseliti diceva:
Padre mio, attendetea voi, e sappiate che a me non piace affatto la pietà che tagliale mani alla carità... Fratello mio, lascia Dio per Iddio, c'èun malato che ti cerca, che ha bisogno di te, corri da lui: è Gesùstesso che ti vuole nella persona di quel povero, che soffre e muore...
Padri e Fratelli miei, a me non piace quella pietà che si arrampica,con la contemplazione e nell'estasi, su le cime degli alberi, ignorandoe dimenticando i doveri fondamentali della nostra vocazione alla caritàdei malati.
"Un Ministro degliInfermi senza carità è un pesce fuori d'acqua, che prestomuore. E' un corpo senz'anima, un soldato senz'armi. Padri e Fratelli miei,sapete a chi somiglia un Ministro degli Infermi che sia freddo e agghiacciatonel servizio dei poveri e che solamente si compiace dell'abito e dellacroce? Somiglia a un asino macilento, che sia coperto di una bellissimae ricchissima gualdrappa. o poveri asini macilenti, a che vi serve la bellagualdrappa, se non avete la sostanza della carità? O poveri questitali, che sono degni d'esser pianti come si piangono i morti nel nostropaese!
"Al Superiore diBologna P. Pieri, poi Generale dell'Ordine scrive:
Nostro Signore glidia grazia che sempre vada profittando di bene in meglio nel suo santoservizio e profitto spirituale, secondo la nostra santa vocazione, e nonsi scordi di quello che ha, per voto solenne, promesso non al Papa ma aDio, creatore dell'universo, il quale ha dopo questa breve e caduca vita,da giudicare le nostre opere. Si ricordi del suo obbligo: avverta che civa la salute dell'anima...
Pensi, siccome credo non se ne scordi, che se un Ministro degli Infermifacesse miracoli ma non fosse affezionato al santo nostro istituto nongli credo niente... e perciò si ricordi Vostra Riverenza che nonè il fine del nostro santo istituto confessare in chiesa e riempirela chiesa di confessionali, ché questo è un poco di scorzae guai a chi in questo si diffonde, ma il fine nostro è servireperfettamente a i poveri dell'ospedale e i morenti per le case. Questoil nostro santo istituto e guai a chi si dimentica di questa verità.
Verrà tempo del tribunale di Cristo dove saremo strettissimamenteesaminati di questo, e però, Padre mio, vigiliamo a negozio di tantaimportanza, e si ricordi che molti santi Dottori (della Chiesa) tengonoche molti prelati (Religiosi)vanno all'inferno per non fare quelloche devono.