ALESSANDRO P. TOE’

Giovane Sacerdote Camilliano Burkinabé

 

Breve scheda biografica

…scritta da lui stesso in occasione della sua ordinazione sacerdotale il Io Luglio 1995:

 

"Sono nato il 2 Dicembre 1967 a Boromò da Samuele Toè e Giuditta Parè; sono stato battezzato il 25Dicembre 1967 e ho ricevuto il Sacramento della Confermazione l’8 Maggio1986.

Ho iniziato le scuole elementari nell’Ottobre del1973 a Ziga (Ouahigouya) dove frequentai soltanto i primi due anni. Le elementari infatti le ho terminate a Koudougou dove ricevetti il C.E.P.C. (certificato di studi primari) nel Giugno del 1979. Iniziai il secondo ciclo delle scuole secondarie al "Placide Yameogo" nell’Ottobre dello stesso anno. Nel giugno del 1983, quattro anni dopo, ricevetti il B.E.P.C. (diploma conclusivo del 10 ciclo delle scuole secondarie) e l’ammissione al 20 ciclo del Liceo "Philippe Zinda Kabore" di Ouagadougou.

Qui feci tutto il 2° ciclo. Fu durante il mio secondo anno di terminale (terzo anno di liceo) che mi impegnai a considerare con serietà la chiamata del Signore che avevo percepito già nel 1982. Fui affascinato dalla vita religiosa camilliana a conclusione di un ritiro spirituale animato da un gruppo vocazionale e predicato da un padre camilliano. I contatti avuti durante tutto l’anno scolastico 1986-1987, mi orientarono definitivamente verso l’ideale camilliano.

Accolto nella comunità dello studentato camilliano,il 12 Agosto 1987, e dopo aver ottenuto il B.A.C. (diploma di maturità)nel Giugno dello stesso anno, feci la mia entrata ufficiale nell’anno di spiritualità il 7 Settembre 1987.

Dopo la mia professione temporanea fui inviato a Roma per continuare la mia formazione; ivi ricevetti i Ministeri del Lettorato e dell’Accolitato. Fui ordinato diacono da Sua Ecc. Monsignor Brambilla,ausiliare del Cardinal Vicario per le case di cura e gli ospedali di Roma,il 15 Gennaio 1995 nella Chiesa della casa di cura "Villa Sacra Famiglia"a Monte Mario."

 

Il ricordo del Superiore Generale

P. Angelo Brusco

Alessandro è stato capace di dire al progetto che Dio aveva su di lui? Ha realizzato ciò che si legge nel salmo 39: "Nel Libro è scritto per me di fare la tua volontà:mio Dio, amo la tua legge nel profondo del mio cuore"? Se non è facile rispondere a simile domanda, trattandosi della relazione intima di una persona con il suo Dio, è certamente utile cercare degli indizi che permettano d’intravedere il cammino spirituale di Alessandro a tale riguardo.

Dopo la sua professione perpetua, qualcuno gli ha domandato: "Consacrandoti definitivamente al Signore, gli hai chiesto la grazia della guarigione?". La sua risposta è stata: "No, gli ho solo domandato di fare la sua volontà". Il 23 novembre, il giorno prima del mio viaggio in Burkina, sono andato a rendergli visita. Alla mia domanda su come vivesse la sua esperienza di sofferenza, egli rispose che riteneva importante dare una buona testimonianza in questa circostanza della sua vita.

Dando uno sguardo alla vita di Alessandro, è necessario tener conto di questi segni di luce. Entrato nell’Ordine camilliano dopo la maturità, Alessandro si prepara gradualmente all’esperienza della vita religiosa: l’anno di spiritualità, due anni di filosofia, il noviziato nel 1990. È a questo momento che si scopre la malattia che l’avrebbe portato alla morte. I superiori l’inviano in Italia, dove studia teologia all’Università Lateranense e all’Istituto Internazionale di teologia Pastorale Sanitaria Camillianum. In queste due istituzioni accademiche egli si dimostra uno studente intelligente e brillante, aiutato da un soddisfacente dominio della lingua italiana. Voleva terminare il programma di licenza con una tesi sull’inculturazione del carisma camilliano in Africa, chiedendomi di accompagnarlo in questo lavoro.

Professo perpetuo nel 1994, è ordinato sacerdote l’anno seguente nel Burkina. La Provincia camilliana di Roma contava sudi lui per l’animazione vocazionale.

Il Signore gli ha domandato di passare all’altra riva il 9 dicembre,giorno in cui nel Burkina si celebrava la festa liturgica dell’Immacolata Concezione. Quanti l’hanno conosciuto non esitano a sottolinearne il carattere amabile, il bel sorriso, la capacità di stabilire facilmente delle amicizie, la sensibilità verso le persone in difficoltà. Mi ricordo che durante l’anno scolastico 1994-95, egli ha accompagnato pazientemente e generosamente uno dei suoi compagni di corso che aveva difficoltà a seguire i programmi a causa di difficoltà linguistiche. Il suo comportamento rifletteva una spiritualità concreta e autentica,che ha trovato la sua espressione più alta durante il periodo della malattia.

Prima di morire, Alessandro ha espresso il desiderio di essere sepolto nella sua terra, il Burkina Faso. Una risposta alla nostalgia delle sue radici, sempre forte in lui, e all’affetto della famiglia e dei confratelli, costantemente presenti al suo cuore, soprattutto durante l’ultimo periodo di vita.

A questo giovane religioso e sacerdote, la cui esistenza è stata così duramente attraversata dalla croce della sofferenza e che si è sforzato di abbandonarsi alla volontà di Dio,mi viene spontaneo applicare le parole del profeta Isaia: "Io sono il Signore Dio tuo. Prendo la tua mano destra e ti dico: ‘Non temere, io vengo in tuo soccorso’ ". Come impedirci questo pensiero quando si pensa a un uomo che ha fatto della sua vita un dono a Dio, consacrandosi al suo servizio e al e il vino offriva a Dio la propria sofferenza e la sofferenza di tutti gli uomini e donne di questo mondo?

Benché fonte di sofferenza, la morte di Alessandro è anche una lezione per quanti di noi l’hanno conosciuto e amato. Essa indica a tutti, ai più anziani come ai più giovani,che la vita è fragile, preziosa ma fragile. Noi non possiamo stabilire la lunghezza della nostra esistenza, ma solo riceverla come un dono che ci viene dal Signore. In questo spazio e tempo della vita che Dio ci concede,siamo chiamati a realizzare la nostra vocazione umana e cristiana, vivendo nell’autenticità, abitati da quell’atteggiamento di vigilanza, di cui ci parla il vangelo e che ci permette di essere pronti quando il Signore vorrà chiamarci.

"Io parto per prepararvi una dimora", dice Gesù ai discepoli. "Quando sarò andato a prepararvela, ritornerò a prendervi con me, e là dove io sono, voi pure sarete". Per Alessandro questo momento è già giunto. Egli ha cercato il cammino come gli apostoli, senza riuscire a vedere tutto chiaro; ha dovuto affrontare i limiti e le debolezze della natura umana; ha certamente conosciuto il dubbio e l’incertezza, forse molti dei suoi interrogativi non hanno trovato risposta...

Ma la sua vita ci dice che ha incontrato Colui che è "la Via, la Verità e la Vita". Passando attraverso il Cristo è arrivato al Padre, in quella dimora che tutti ci attende. Nel Diario che è nelle nostre mani noi possiamo trovare significative tracce di tale incontro con il Signore della vita.